Basta parlare di “episodi isolati”: il calcio agisca e punisca i razzisti
“Un episodio isolato”. Quante volte i nostri poveri timpani sono stati costretti a trasmettere al cervello questo impulso sonoro? Troppe. Il che si traduce in una cosa tanto semplice quanto ovvia: troppi episodi isolati rendono lo stesso episodio frequente, continuo, onnipresente. Dunque, il problema c’è. Ed è certamente legato all’ambiente calcistico, altrimenti nessun lavoratore emigrato dal Sud potrebbe pacificamente lavorare in una qualsivoglia città del Nord Italia.
Ogni giorno, cittadini baresi o napoletani, leccesi e reggini, catanesi e palermitani vivono serenamente (contribuendo al benessere e allo sviluppo del pil) a Brescia o Bergamo, Torino o Udine, Venezia o Trento, Milano o Como. Quando tuttavia si aprono i cancelli degli stadi, ecco che viene fuori il peggio della discriminazione o del razzismo. L’episodio che ha visto protagonista – suo malgrado – il giornalista barese inviato di Radio Selene all’esterno dello stadio di Brescia (al quale è stato “chiesto” se i cittadini di Bari sono italiani) è solo l’ultimo delle ormai centinaia di “episodi isolati”.
Fonte: Europacalcio.it