Fofana: “Al Milan cambio ruolo a 27 anni. In Nazionale? Forse il mio tempo è finito”
Fofana si racconta: “Al Milan imparo un nuovo mestiere. Rischio più degli altri, e se sbaglio…”
Un gol e tre assist in una stagione fin qui opaca. Youssouf Fofana non si nasconde, anzi. Intervistato da L’Equipe, il centrocampista del Milan fa autocritica, analizza il suo momento e si interroga sul suo futuro in Nazionale. Un’intervista sincera, in cui il francese mette a nudo difficoltà e ambizioni.
Dall’adattamento tattico in Italia alla filosofia del rischio in campo, passando per il rapporto con i Bleus. Fofana non si tira indietro.
Il primo anno al Milan: “Uno schiaffo iniziale”
L’impatto con il calcio italiano non è stato semplice per Fofana:
“Il primo anno ho imparato a livello tattico. Lo sappiamo tutti, l’Italia punta tutto su questo, non è un cliché. Ho preso un bello schiaffo all’inizio: pensavo di arrivare con un buon bagaglio, ma qui fanno attenzione a tutto.”
Poi il cambio di posizione, che ha stravolto le sue certezze:
“Quest’anno ho cambiato posizione ed è come se per cinque anni avessi guardato il calcio in un certo modo e ora la mia percezione fosse cambiata. Non vedo il campo dallo stesso angolo, non ho gli stessi riferimenti.”
Il paragone è netto:
“Davanti alla difesa sapevo di avere due giocatori dietro e altri in diagonale; potevo passare la palla senza guardare. Ora gioco mezzala destra: sto imparando un nuovo mestiere a 27 anni ma credo che questa stagione non sia stata sufficientemente buona.”
La filosofia del rischio: “Sbaglio? Può darsi, ma io ci provo”
Fofana rivendica il suo modo di interpretare il calcio, anche a costo di errori:
“Dato che non riescono a capirmi, non mi inseriscono in una categoria, ma non faccio parte di quei giocatori che hanno bisogno di carezze sulla schiena e sentirsi dire ‘bravo’. Ho giocato tantissimo, è questo il vero riconoscimento.”
Poi l’affondo sul calcio moderno:
“In campo amo rischiare. Oggi nel calcio tutti giocano sul sicuro. Se mi dicono che la mia percentuale di passaggi riusciti non è al livello dei top, rispondo che è perché io rischio di più. Ho sbagliato? Può darsi, ma non significa che tecnicamente io sia meno forte. Non dico di fare cose impossibili, ma non voglio dire ‘non ci provo per paura di sbagliare’.”
Il rapporto con la Nazionale: “Forse il mio tempo è finito”
Il capitolo più delicato riguarda i Bleus. Fofana si apre con sincerità:
“All’inizio la vivevo male, mi chiedevo perché non venissi chiamato. Poi ho guardato le partite e mi sono detto: ‘Ok Youssouf, ci sono altri centrocampisti e sono altrettanto forti. Che tu sia lì o no, la Francia avrebbe gli stessi risultati, dunque devi lavorare e pazientare’.”
Il francese è consapevole del suo ruolo:
“Non sono il centro della terra, ho ‘solo’ 25 presenze. Non so se sono legittimato a chiamare il selezionatore e a chiedergli perché non mi chiama. Il mio compito è anche rispettare le sue scelte.”
Poi la confessione più dura:
“A ottobre mi sono detto: ‘È già passato un anno dall’ultima chiamata, forse il mio tempo è finito’. Se lo avessi saputo, mi sarei goduto di più ogni momento in Bleu (ride).”
Ma la speranza non muore mai:
“Finché gioco a buon livello nel club, ci spero. Ho il passaporto francese e sono un calciatore professionista. Sono eleggibile? Sì. Ho voglia di andarci? Un grande sì. Ma prima devo finire la stagione in modo migliore di come l’ho iniziata.”
E chiude con realismo:
“Se l’anno finisse adesso e non fossi chiamato, non me la prenderei, ci sono ragazzi che hanno fatto già bene durante tutte le qualificazioni.”
Fofana guarda avanti. Consapevole dei propri limiti, ma anche della propria filosofia. Quella di chi, in campo, rischia più degli altri. E se sbaglia, pazienza.
Fonte: Europacalcio.it