Liverpool e Chelsea, che succede? Sconfitte pesanti e crisi aperta per le due big

Due tonfi fragorosi, due crisi che fanno rumore in tutta Europa, oltre che in Inghilterra. Liverpool e Chelsea, protagoniste di ingenti investimenti negli ultimi anni, stanno vivendo una fase estremamente complicata. Le sconfitte contro Brighton ed Everton hanno messo definitivamente in rilievo problemi che vanno ben oltre il singolo risultato. Dai limiti strutturali alle difficoltà tattiche, passando per scelte tecniche discutibili, entrambe le squadre sembrano aver smarrito la propria identità. Nel mentre, in Premier la corsa alla Champions si complica, facendo emergere interrogativi profondi sul presente e sul futuro di due colossi del calcio inglese.

Liverpool discontinuo e fragile: il paradosso dei Reds

La sconfitta contro il Brighton sotto i colpi di Danny Welbeck rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme per il Liverpool, squadra che sembra vivere una pericolosa doppia identità. Capace di sfornare buone prestazioni in Europa, come dimostrato nella vittoria contro il Galatasaray, ma non di fare altrettanto in campionato. Il dato emblematico di questa stagione è quello delle sconfitte: dieci in Premier League, un numero che non si registrava da un decennio.

Il problema principale è relativo all’equilibrio. La squadra di Slot fatica a gestire il ritmo delle partite e si espone troppo nelle transizioni difensive, come dimostrato anche nella gara contro i Seagulls, dove il lato destro della difesa è stato costantemente sollecitato e preso di mira sotto questo punto di vista. Inoltre, si aggiungono gli infortuni che hanno privato i Reds di giocatori chiave nel reparto offensivo, riducendo ulteriormente le soluzioni a disposizione.

Ma il nodo è anche mentale. Il Liverpool alterna prestazioni di alto livello a blackout improvvisi, simbolo dei campioni in carica che non hanno saputo mantenere la stabilità vista nel primo anno del tecnico olandese. E con la qualificazione alla prossima Champions League tutt’altro che scontata, il rischio è quello di vedere sfumare anche gli obiettivi minimi stagionali.

Il Chelsea affonda tra errori individuali e un’identità smarrita

Se i Reds vivono una crisi di discontinuità, il Chelsea sembra invece sprofondato in una vera e propria involuzione. Il pesante 3-0 subito contro l’Everton è solo l’ultimo episodio di un periodo segnato da brutte sconfitte, prestazioni opache e una preoccupante sterilità offensiva: i Blues non segnano da tre partite e arrivano da quattro ko consecutivi, un dato che sancisce un record negativo mai toccato negli ultimi trent’anni.

A colpire è soprattutto la mancanza di identità. La squadra di Rosenior appare confusa, incapace di esprimere un gioco fluido e penalizzata da errori individuali evidenti, come quello di Sanchez in occasione della seconda rete dell’ex Udinese Beto. Anche i leader tecnici stanno vivendo un momento complicato: Cole Palmer su tutti sembra aver perso brillantezza, mentre la difesa continua a mostrare crepe preoccupanti.

Le tensioni interne non aiutano. Le dichiarazioni di Enzo Fernandez post eliminazione agli ottavi di Champions contro il Psg, dove ha rimpianto apertamente la precedente gestione tecnica di Enzo Maresca, sono la fotografia di uno spogliatoio tutt’altro che in simbiosi con il nuovo mister e di un progetto rivoltato proprio sul più bello, dopo la stagione che ha portato alla vittoria del Mondiale per club. Nonostante l’interminabile contratto, 2032 l’anno della scadenza, la posizione dell’allenatore inglese inizia già a vacillare.

Il Chelsea, costruito con investimenti avventati, si ritrova così a fare i conti con una realtà ben diversa dalle aspettative: una squadra senza certezze, dentro e fuori dal campo, che rischia seriamente di restare fuori dalla massima competizione europea il prossimo anno, salvo un immediato cambio di rotta.

Fonte: Europacalcio.it

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