Ochoa come Messi e Ronaldo: verso il record dei 6 Mondiali
La storia del calcio potrebbe presto accogliere un protagonista inatteso. Guillermo Ochoa, icona della nazionale messicana, è a un passo da un traguardo leggendario: partecipare al suo sesto Mondiale. Un’impresa che lo porterebbe nell’élite assoluta, niente di meno che al fianco delle due icone contemporanee di questo sport: Messi e Cristiano Ronaldo. Un percorso costruito fra talento e longevità, un pizzico di follia che accomuna molti estremi difensori e un abbondante dose di destino che potrebbe spalancargli le porte all’ennesimo racconto da favola della sua carriera.
Un traguardo storico alla portata: tra destino e resilienza
Il percorso del “Memo” verso il Mondiale numero sei ha qualcosa di straordinario e, per certi versi, anche di imprevedibile. Il portiere messicano ha già preso parte a cinque edizioni consecutive della Coppa del Mondo (tra il 2006 e il 2022), eguagliando un primato condiviso con alcune delle più grandi leggende del calcio, tra cui il collega Gigi Buffon.
A quasi 41 anni e con un ruolo sempre più marginale in Nazionale, la sua presenza al prossimo Mondiale sembrava tutt’altro che scontata, date le mancate chiamate nel corso del 2025. E invece, come spesso accade nello sport, è stato il fato a riaprire i giochi. L’infortunio di Luis Ángel Malagón, probabile titolare della selezione ispanica, ha rimesso Ochoa in corsa per una convocazione che avrebbe del clamoroso.
Se dovesse essere scelto, il portiere entrerebbe in una dimensione unica, insieme al numero 10 argentino e al numero 7 portoghese che scriveranno l’ultimo grande capitolo da protagonisti con le rispettive nazionali. Un traguardo che, specialmente nel caso dell’estremo difensore sudamericano, premierebbe non solo il talento ma anche la capacità di rimanere sempre competitivi nel tempo.
Sogno e polemiche, quando il sostegno dei tifosi supera il limite
Attorno alla figura del “capellone” giramondo, anche ex Salernitana, si è riacceso anche il dibattito tra i tifosi messicani, molti dei quali continuano a considerarlo un punto di riferimento tra i pali. La prospettiva di un Mondiale giocato in casa rende ancora più forte il desiderio di rivederlo protagonista, simbolo di una generazione che lo ha visto spesso esaltarsi nella rassegna globale.
Tuttavia, questo sostegno ha assunto anche contorni deplorevoli. Durante la recente amichevole internazionale contro il Portogallo, parte della tifoseria ha manifestato il proprio dissenso nei confronti delle scelte tecniche del CT Aguirre prendendo di mira il portiere titolare, José Rangel, con cori offensivi e discriminatori in quanto colpevole, agli occhi di alcuni, di “oscurare” Ochoa.
Un comportamento da condannare senza ambiguità, che nulla ha a che vedere con il legittimo desiderio di vedere un proprio beniamino in campo. Il sostegno a una causa sportiva non può mai giustificare derive di questo tipo.
Riprendendo, invece, la parte lieta di questa storia: Ochoa è ancora lì, in bilico tra passato e futuro, pronto a scaldare i guantoni e guadagnarsi la chance di entrare nell’almanacco Mondiale, come ha sempre fatto d’altronde.
Fonte: Europacalcio.it