Pio Esposito: “Chivu, il no alla Samp e quel rigore. Mai detto di essere un fenomeno”

Pio Esposito si racconta: “Chivu mi ha dato fiducia, il no alla Sampdoria la scelta migliore. E sul rigore in Bosnia…”

Pio Esposito si racconta a Il Corriere della Sera. Il giovane centravanti dell’Inter, classe 2005, parla del suo passato, del presente in nerazzurro e del futuro che lo aspetta. Dalle difficoltà in Serie B al rapporto speciale con Cristian Chivu, fino al rigore sbagliato in Bosnia che è costato all’Italia il Mondiale. Un’intervista a cuore aperto, in cui il 20enne si mostra maturo e consapevole.

La scelta vincente: “Il no alla Sampdoria è stata la decisione migliore della mia vita”

Esposito ripercorre i suoi inizi:

“Mi ritengo fortunato ad avere fatto i due anni a Spezia in B: nel primo ho fatto molta fatica, ho subito il salto dalla Primavera, ho segnato solo 3 gol e ci siamo salvati all’ultima giornata. Rischi di perdere la sicurezza in te stesso, ma sta a te avere la forza di reagire e ritrovarti. Devo ringraziare il tecnico Luca D’Angelo: il gol salvezza al Venezia all’ultima giornata è stata la mia svolta.”

E sulla scelta di restare:

“Ho rinunciato a un ingaggio migliore alla Sampdoria per continuare con chi aveva creduto in me: credo sia stata la scelta migliore della mia vita.”

Il rapporto con Chivu: “Con un altro allenatore sarei rimasto all’Inter? Forse sarebbe stato più complicato”

Il legame con il tecnico nerazzurro è speciale:

“Questa foto che ho sul cellulare, in cui festeggiamo un mio gol nel derby Under 14, vinto 3-1, fa capire da quanto tempo ci conosciamo. Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate. Con un altro allenatore sarei rimasto all’Inter? Non posso saperlo, forse sarebbe stato più complicato. Di sicuro Chivu ha una propensione speciale verso i giovani e mi conosceva già.”

Lautaro e la cazzimma: “Ammiro la sua cattiveria, ma anch’io so essere così”

Esposito elogia il capitano nerazzurro:

“Ammiro la passione di Lautaro, ma anch’io so essere cattivo. Lui è molto completo, ma quello che ti emoziona è la sua cattiveria, la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale.”

E sulle sue origini:

“Il sangue del rione Cicerone di Castellammare di Stabia credo di portarlo sempre con me: la famosa cazzimma mi ha portato qui, dalla Serie B alla Champions League. Ci vuole tanto coraggio per non buttarsi giù e far vedere che ci stai. All’inizio piangevo ogni notte per tornare a casa. Ero un bambino con molta rabbia, irascibile, sia a scuola che in campo. Poi mi sono ambientato benissimo, cambiando radicalmente.”

Il rigore sbagliato in Bosnia: “Ero sotto terra, ma ne tirerò altri”

Il capitolo più doloroso riguarda l’errore dal dischetto che è costato all’Italia il Mondiale:

“Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male.”

E sulla prestazione della squadra:

“Ho visto una squadra che ha dato l’anima, per la maggior parte con un uomo in meno, creando diverse occasioni. Non è bastato e non basta: l’Italia ha l’obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità.”

Lo psicologo e l’autocritica: “Mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni”

Pio Esposito rivela di lavorare con uno psicologo dello sport:

“Da qualche mese lavoro con uno psicologo dello sport: mi sfogo, mi dà consigli pratici. Mi aiuta molto e mi piace approfondire. Faccio molta autocritica, riguardo la partita, gli errori e mi rimprovero. Ma credo sia positivo.”

E chiude con un messaggio di umiltà:

“Penso di aver vissuto finora questo primo anno con grande calma e equilibrio. E sono molto contento perché il salto è stato gigantesco. C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla Serie B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni di euro. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni.”

Pio Esposito è già un uomo. E il futuro, per lui, è solo all’inizio.

Fonte: Europacalcio.it

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