Kvaratskhelia logora chi non ce l’ha
Cremona, Stadio “Giovanni Zini”. Minuto 23. Kvaratskhelia, sino a quel momento tenuto a bada anche con sistemi poco etici (denunciati da Spalletti al termine della gara), cade in area di rigore dopo aver superato il diretto avversario.
L’arbitro Abisso non ha dubbi: penalty. L’episodio viene rivisto in sala Var e viene confermato. Anche qui, nessun dubbio. Rigore netto.
Perché, dunque, così tante polemiche per un calcio di rigore che era sembrato abbastanza netto anche in presa diretta?
Le immagini mostrano che il georgiano sposta la palla con il piede sinistro e che Bianchetti, senza poter fermare un tentativo di contrasto in essere, tocca la gamba destra di Kvaratskhelia. Sgambetto, incrocio di gambe, rigore. Stop.
Eppure, stando a fantasiose narrazioni di sedicenti esperti, sembra che l’attaccante del Napoli si sia adattato al calcio italiano in termini di simulazioni (perché evidentemente, loro, ne sanno qualcosa…). E che, ovviamente, il rigore concesso agli azzurri sia alquanto “generoso”.
La problematica reale risiede nel racconto che viene fatto ogni domenica e dall’inquinamento di chi sposta e vende la propria opinione a beneficio dei numeri che porta il tifo.
Lo stesso episodio di Cremona non può essere valutato un rigore netto se il racconto proviene da Napoli o simulato se proviene da Milano o Torino. Così diventa un imbarazzante esercizio per raccattare o elemosinare consensi.
E in un Paese come l’Italia, dove la libertà di informazione è ferma alla 58ma posizione globale (tra Niger e Macedonia del Nord), non c’è più tanto da stupirsi.
Fonte: Europacalcio.it