Kvaratskhelia: “Kvaradona e quel peso. Al PSG ho capito di essere mondiale”
Kvaratskhelia si racconta: “A Napoli mi chiamavano Kvaradona, a Parigi ho capito di essere mondiale”
Alla vigilia degli ottavi di finale di Champions League che vedranno il suo Paris Saint-Germain affrontare il Chelsea, Khvicha Kvaratskhelia si concede una lunga e intima intervista a Le Parisien. Il georgiano, fresco campione d’Europa con i parigini e protagonista assoluto della scena internazionale, ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera, dal Napoli a Parigi, passando per i paragoni ingombranti e la crescita personale.
Un racconto che svela il lato umano di un campione, ma anche la sua determinazione a migliorarsi e a scrivere la storia.
Il peso di un paragone: da Best a Maradona
L’inizio è tutto napoletano. Kvaratskhelia ricorda con affetto i paragoni che lo accompagnavano durante la sua avventura in azzurro, culminata con la vittoria dello scudetto:
“A Napoli mi dicevano già che assomigliavo a George Best. Era un giocatore speciale, uno dei migliori. Probabilmente sarebbe potuto essere ancora più grande se la sua vita non fosse stata così complicata… Ma lo ammetto, mi piace questo tipo di paragone.”
Poi, il salto nel mito:
“Essere paragonato a Maradona è ovviamente pesante. Nessuno può essere paragonato a lui. Ma quando i tifosi mi hanno chiamato Kvaradona ero molto felice perché mostrava quanto mi volessero bene. Mi ha toccato molto e ne ero orgoglioso.”
Al PSG la consapevolezza del livello mondiale
Il trasferimento a Parigi ha segnato un punto di svolta nella percezione di sé:
“Quando vieni da un piccolo Paese come il mio, giocare in una delle squadre più grandi del mondo è ovviamente un sogno. Arrivare a Napoli era già qualcosa di molto importante per me. Ero molto orgoglioso. Ma quando il PSG mi ha contattato, ho davvero capito di essere diventato un giocatore di livello mondiale.”
La crescita tattica: “A Napoli non difendevo come qui”
Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista riguarda la sua evoluzione tattica. Kvaratskhelia ammette di essere migliorato molto sotto la guida di Luis Enrique, soprattutto in fase di non possesso:
“Da quando sono a Parigi sono migliorato molto e sono diventato anche un guerriero in campo. Cerco sempre di dare il 100%, anche in difesa. Questa cosa a Napoli non la facevo molto, e il mister mi ha aiutato a migliorare molto in questo.”
Scrivere la storia con il piede giusto
Il georgiano ha la sensazione di portare fortuna: prima a Napoli, dove lo scudetto mancava da anni, poi a Parigi, con la Champions League vinta al primo colpo:
“Sono molto fortunato. Anche a Napoli erano anni che non vincevano lo scudetto e siamo riusciti a farlo prima che io lasciassi il club. È successa la stessa cosa al PSG con la Champions League. In Georgia diciamo che se entri in una stanza con il piede destro avrai fortuna. Io quindi sono arrivato a Parigi con il piede giusto.”
Il rapporto con Luis Enrique
Parole di stima anche per il suo attuale tecnico:
“Abbiamo un ottimo rapporto. È l’allenatore. Può anche urlarmi contro o dirmi qualsiasi cosa, perché so che vuole farmi diventare una versione migliore di me. Spiega le cose con semplicità e vuole insegnarti sempre qualcosa. Quando ti dà un consiglio, basta seguirlo per migliorare.”
La vita a Parigi: rispetto e tranquillità
Infine, uno sguardo alla quotidianità nella capitale francese, lontano dai riflettori:
“Adoro la città, mi piace tutto. Più ci penso, più apprezzo il fatto che le persone siano molto rispettose. Quando esci non ti disturbano troppo. Al ristorante, per esempio, chiedono prima di venire a fare una foto. Mi piace molto. È la migliore città dove passeggiare con tua moglie.”
Un ritratto a tutto tondo di un campione che ha saputo conquistare l’Europa senza perdere la semplicità delle origini. E che ora, con il PSG, sogna di scrivere nuove pagine di storia.
Fonte: Europacalcio.it