Matic si racconta: “Facevo il taglialegna, poi i top club. Italia? Il calcio è rimasto agli anni ’90”
Nemanja Matic non è soltanto un centrocampista di esperienza e caratura internazionale, ma anche una storia di calcio fuori dagli schemi. In una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il giocatore del Sassuolo ha rivissuto il suo percorso umano e professionale: dagli inizi difficili in Serbia, quando guadagnava appena 75 euro al mese e lavorava con il padre, fino ai palcoscenici più prestigiosi del calcio europeo. Nel racconto c’è spazio anche per l’Italia, tra l’esperienza alla Roma e la nuova avventura in Serie A con i neroverdi emiliani.
Una carriera costruita passo dopo passo
La parabola di Matic non è iniziata sotto i riflettori, bensì tra sacrifici e porte chiuse. Il centrocampista serbo ha raccontato come nei primi anni nessuno in patria credesse davvero nel suo talento. “Giocavo in terza divisione e guadagnavo 75 euro al mese. Non riuscivo a vivere con il calcio e facevo il taglialegna con mio padre”, ha ricordato, spiegando quanto fosse complicato inseguire il sogno di diventare professionista.
La svolta arrivò con il trasferimento al Kosice, in Slovacchia, dove trovò finalmente fiducia e spazio. Da quel momento la sua carriera prese una direzione completamente diversa. Dopo la vittoria della Coppa nazionale, arrivarono le chiamate dei grandi club europei, prima il Chelsea e poi il Manchester United, dove ha vissuto alcune delle stagioni più importanti della sua carriera.
Ripensando al suo percorso, Matic ha spiegato che proprio le difficoltà degli inizi lo hanno aiutato a mantenere la giusta prospettiva: “Quando inizi così e poi arrivi nei grandi club, capisci quanto sei fortunato e ragioni nella maniera giusta”. Un modo di pensare che ancora oggi lo accompagna a 37 anni.
L’addio alla Roma e la nuova avventura in A
Nel racconto del numero 18 c’è spazio anche per l’Italia, dove ha vissuto (e sta ancora vivendo) due esperienze profondamente diverse tra loro. La prima alla Roma, dove ha trovato feeling con la tifoseria contraddistinta da un ambiente passionale e uno stadio sempre pieno, eppure il suo addio non è stato privo di polemiche.
“Amo i tifosi giallorossi, meritano molto di più”, ha spiegato il serbo, aggiungendo che la separazione dal club è stata causata da frizioni con la dirigenza. “Io andai via solo per la mancanza di rispetto dei dirigenti che mi avevano garantito delle cose che non accaddero. Troppi rinvii sul rinnovo”.
Nella scorsa estate, Matic è ripartito dal Sassuolo, una scelta che ha motivato soprattutto con la voglia di contribuire alla crescita di un progetto giovane. Il centrocampista ha raccontato di aver apprezzato le strutture e la visione del club, elementi che lo hanno convinto ad accettare la nuova sfida in Serie A, in una piazza per molti versi diametralmente opposta a quella capitolina.
Il calcio italiano secondo Matic: “È rimasto agli anni Novanta”
Nel corso dell’intervista, il professore della mediana ha espresso anche una riflessione piuttosto diretta sullo stato del calcio italiano. Secondo Matic, il problema principale riguarda lo sviluppo dei giovani e l’evoluzione del gioco rispetto ad altri campionati europei.
“Il calcio italiano è rimasto agli anni Novanta”, ha dichiarato senza mezzi termini. “Nei settori giovanili di Inghilterra e Francia si lavora molto di più sulla tecnica e sull’iniziativa individuale, mentre in Italia l’attenzione alla tattica finisce spesso per limitare la creatività dei calciatori“. Una esperienza vissuta in prima persona con il figlio, ora nelle giovanili del “Sasol”, che sta ripercorrendo le orme del padre, nato come trequartista per poi arretrare il raggio di azione al Benfica con Jorge Jesus.
Nonostante le critiche “In Italia molte squadre giocano con la difesa a tre e attaccano poco“, che non sono mancate nemmeno per una nazionale serba “priva di qualità“, Matic ha sottolineato come la Serie A resti comunque un campionato estremamente competitivo e difficile. A 37 anni continua a giocare con entusiasmo, spinto soprattutto dalla passione per il calcio e dalla voglia di restare protagonista ancora per qualche stagione prima di iniziare la seconda parte della sua carriera, da allenatore.
Fonte: Europacalcio.it