Insigne: “A Napoli sarei tornato a piedi. Mi sono proposto a 1.500 euro”
Insigne si confessa: “A Napoli sarei tornato a piedi. Il mio cuore è lì, ma ora al Pescara voglio dare tutto”
Quindici anni dopo, Lorenzo Insigne ha un orecchino in più, il pizzetto, tatuaggi su tutto il corpo (“Ho smesso di contarli e non ne farò altri: non ho più voglia di sentire dolore”). Il resto è uguale al 2011: la voglia di calcio, le emozioni che lasciano fluire con un candore disarmante, un fisico asciutto come nei giorni migliori. Oggi veste ancora la maglia del Pescara, quella con cui spiccò il volo verso un futuro di grandi gioie e cocenti delusioni. Ma non per chiudere il cerchio: “Ho ancora parecchio da dare”.
Tra il diciannovenne di allora e l’attuale 34enne chiamato a risollevare una squadra ultima in Serie B, c’è un nastro umano e professionale da riavvolgere. Soprattutto c’è Napoli. La sua terra, la sua gente, la squadra dove ha lasciato il cuore.
Il ritorno al Pescara e il rimpianto Napoli
Insigne è tornato in campo con il Pescara dopo una lunga attesa:
“Mi sento bene fisicamente. Sto rimettendo a punto il tiraggir. Ricomincio a divertirmi dopo tre anni in cui non ho espresso il mio calcio abituale.”
E spiega il periodo difficile a Toronto:
“Non sono mai stato al 100% fisicamente: mi infortunavo, pur di tornare in campo giocavo che non mi ero ancora ripreso del tutto e mi facevo male di nuovo. Poi, nel calcio nordamericano non esistono le retrocessioni: sono stato dodici anni nel Napoli, mi è mancata la pressione cui ero abituato. Più sono sotto pressione e più mi sento a mio agio. Infine, ero in una squadra poco competitiva e questo mi ha calcisticamente depresso.”
Fuori dal campo, però, il benessere c’era:
“Io, mia moglie e i miei figli stavamo benissimo a Toronto. Facevamo una passeggiata, andavamo a prendere il gelato, portavo i bimbi al parco… Tutte cose che a Napoli non potevo fare. Là potevo uscire serenamente e a Napoli no, ma Napoli mi è mancata, perché Napoli è casa.”
La chiamata che non è arrivata: “Mi ero proposto a 1.500 euro”
Il capitolo più delicato riguarda il mancato ritorno in azzurro:
“A Napoli sarei tornato a piedi. Mi hanno contattato un paio di settimane prima di firmare per il Pescara, non ci dormivo la notte. Pur di vestire di nuovo quella maglia mi ero proposto al minimo dello stipendio, 1.500 euro al mese. ‘Se poi dimostro di star bene, rinnovo. Sennò smetto, ma con la squadra del mio cuore’, pensavo. Non ci sono rimasto male perché le scelte altrui vanno rispettate. E poi, dopo Napoli nel mio cuore c’è Pescara.”
L’amore per Napoli e il rapporto con i tifosi
Insigne si emoziona quando parla della sua città:
“Con il Napoli non è stato calcio. È stato amore. E l’amore non si pesa. Da napoletano, giocare in quello stadio, con quella maglia e con la fascia da capitano è una vittoria.”
Poi la riflessione sul rapporto complicato con i tifosi:
“Ha pesato tanto. Andavo in campo con una responsabilità difficile da sopportare. Da giovane ho fatto qualche cavolata, ho litigato coi tifosi. Oggi me ne pento e dico che non lo farei più, perché ho capito che le critiche, anche le più dure, erano fatte per spronarmi. Il problema è che la gente non mi ha capito abbastanza, un po’ anche per colpa mia. Sono uno simpatico, mi piace scherzare. All’inizio però resto sulle mie, diffidente, tengo le distanze perché non puoi mai sapere se chi ti avvicina lo fa con qualche secondo fine. E così sono passato per presuntuoso.”
Gli allenatori, i compagni e i rimpianti
Tra gli allenatori che hanno segnato la sua carriera:
“Con Sarri ho espresso il mio miglior calcio al Napoli. Mi è piaciuto tanto l’approccio e il rapporto che ho avuto con mister Gattuso perché è una persona di cuore, diretta.”
I tre compagni che porterebbe ovunque:
“Hamsik, Koulibaly e Mertens.”
Sul trionfo a Euro 2020:
“Io che salto addosso a Donnarumma dopo l’ultimo rigore parato mentre penso: ‘Che abbiamo combinato!’”
Il futuro: “Sulla Nazionale…”
Insigne non chiude le porte:
“Posso giocare anche in D, ma alla Nazionale non rinuncio: se mi chiamano, corro.”
Lorenzo Insigne ha ricominciato. Con la stessa passione di sempre. E il cuore che batte per Napoli. Anche se ora, la sua strada, si chiama Pescara.
Fonte: Europacalcio.it