Italia, ennesimo fallimento: terzo Mondiale di fila senza gli azzurri
Tre Mondiali consecutivi senza l’Italia: il calcio italiano tocca il fondo. E le attenuanti non bastano
La notte di Zenica ha consegnato l’Italia all’ennesima, drammatica esclusione. Terzo Mondiale consecutivo senza gli azzurri, il quarto di sempre. Un buco che nessuna delle grandi squadre del calcio mondiale si ritrova nella propria storia. Quattro titoli mondiali in bacheca e cinque partecipazioni mancate: un paradosso che non ha eguali. L’ultima apparizione risale al Brasile 2014, la prossima chance slitta al 2030. Sedici anni di assenza, un’infinità per un movimento che ha insegnato il calcio al mondo.
L’Italia di Gennaro Gattuso ci ha provato, in dieci contro undici, creando anche tre occasioni clamorose per vincerla. Ma non è bastato. E ancora una volta, il conto è spietato.
Le colpe di un sistema: pochi italiani, troppa poca qualità
Prima di cercare attenuanti, bisogna analizzare le cause strutturali di questo fallimento. Già nel girone di qualificazione, le due batoste con la Norvegia avevano lanciato segnali preoccupanti. All’andata le colpe furono riversate su Luciano Spalletti, esonerato dopo poche partite. Il suo cammino successivo ha dimostrato che il suo mestiere è l’allenatore, non il commissario tecnico. Al ritorno, la sconfitta in Norvegia avrebbe dovuto far suonare qualche allarme in più. Non è stato così.
Il problema, oggi, è strutturale. L’Italia è un paese di secondo piano dal punto di vista calcistico. Lo si era intuito con l’eliminazione delle quattro squadre italiane dalla Champions League prima dei quarti di finale. I giocatori italiani sono in minoranza in Serie A e spesso non trovano spazio quando vanno all’estero. Le eccezioni sono Donnarumma e Tonali, e non a caso sono stati tra i migliori in questi playoff. Tonali è l’unico centrocampista con un ritmo adeguato al calcio internazionale, perché l’ha dovuto acquisire al Newcastle per non marcire in panchina.
In attacco, a parte Pio Esposito, si fa fatica. Retegui in Arabia ha avuto un’involuzione, Kean in queste due partite è stato un punto di riferimento ma viene da una stagione complicata. Scamacca a corrente alternata fa sperare, ma si ferma spesso per infortunio.
Gattuso, il meno colpevole: “Il mio futuro non è interessante”
In conferenza stampa, il presidente federale Gabriele Gravina ha annunciato di aver chiesto a Gattuso di restare alla guida della Nazionale. La risposta del tecnico è stata secca:
“Il mio futuro non è interessante adesso.”
E in effetti, Gattuso è il meno colpevole di tutti. Non gli è stato permesso di organizzare uno stage per preparare queste partite. Si è arrangiato con pochi giorni, con qualche cena motivazionale, con un po’ del suo “gattusismo” applicato all’azzurro. A Zenica, in inferiorità numerica, la sua squadra ha creato occasioni per vincere. Ma non è bastato.
Le attenuanti e la realtà dei fatti
Le attenuanti ci sono, certo. L’Italia si è trovata in dieci in Bosnia prima della fine del primo tempo per un errore collettivo e un errore individuale gravissimo di Bastoni, che continua a vivere la sua stagione tormentata. L’arbitro francese Turpin non ha aiutato: sul gol di Tabakovic potevano esserci addirittura due irregolarità, e sull’intervento da ultimo uomo di Muharemovic su Palestra il dubbio resta. Ma detto dell’insufficienza arbitrale, resta un risultato finale che non ammette molte repliche. Resta la statistica dei tiri in porta, tantissimi a pochi per la Bosnia. Resta il fatto che l’Italia non andrà ai Mondiali.
Il dato più amaro: 48 squadre, ma non noi
L’aggravante più dolorosa è che a USA, Messico e Canada giocheranno 48 squadre, la più ampia partecipazione della storia. Ci andranno Capo Verde, Nuova Zelanda e Curaçao, ma l’Italia no. Unica Nazionale con quattro Mondiali nel curriculum a restare fuori dal grande gioco.
Un disastro sportivo, culturale e identitario. Il calcio italiano è a un bivio: continuare a sperare in episodi positivi o iniziare una seria riflessione sulle proprie radici. Perché senza una riforma profonda, questo fallimento rischia di non essere l’ultimo.
Fonte: Europacalcio.it