Serie A, il dribbling perduto (e ritrovato): merito dei nuovi acquisti
La Serie A sta vivendo una piccola trasformazione: lenta, silenziosa ma significativa. In un contesto sempre più orientato al controllo e alla gestione del possesso, il dribbling, una delle espressioni più pure del talento individuale, sembrava destinato a scomparire. Eppure, negli ultimi mesi, qualcosa è cambiato. Come si evince dall’analisi effettuata da Kickest, i nuovi acquisti hanno riportato al centro della scena l’uno contro uno, restituendo imprevedibilità e spettacolo a un campionato che ne ha sempre più bisogno.
Un fondamentale in crisi: fra tattica e perdita di istinto
Negli ultimi anni, la Serie A ha progressivamente ridotto il ricorso al dribbling, sacrificandolo sull’altare dell’organizzazione tattica. L’aumento dei sistemi difensivi a cinque, spesso a tre solo sulla carta, la diffusione di moduli senza ali pure e la crescente attenzione alla gestione del possesso hanno portato a un calcio più controllato e meno frizzante agli occhi degli spettatori.
Il risultato finale è un campionato estremamente complesso e strutturato, in cui però le partite spesso faticano ad accendersi. Anche i giocatori più talentuosi, Leão forse l’esempio più lampante dall’arrivo di Max Allegri, hanno ridotto la frequenza delle giocate individuali, preferendo soluzioni più conservative. Una traccia evidente di come il contesto influenzi le scelte dei singoli.
I dati confermano questa tendenza: Atalanta, Juventus, Udinese, Fiorentina e Como sono le 5 squadre italiane che figurano tra le migliori 50 squadre in Europa per dribbling riusciti, in un confronto impietoso con gli altri top campionati, se non con la Bundesliga che ne presenta “solo” sei in un campionato però a diciotto squadre. L’essenza è un equilibrio che garantisce solidità ma che spesso limita lo show e la capacità di cambiare l’inerzia, spesso noiosa e ripetitiva, delle partite.
I nuovi arrivati accendono imprevedibilità e ritmo
In questa penuria generalizzata, gli innesti del mercato di riparazione hanno rappresentato un vero punto di svolta. Profili come Alisson Santos, Manor Solomon e Jeremie Boga hanno portato una nuova energia, fatta di velocità, coraggio e capacità di puntare l’uomo con continuità: rispettivamente 2.8, 3.4 e oltre 4 dribbling riusciti per 90 minuti nelle prime uscite.
Alcuni di questi giocatori condividono una caratteristica chiave: non sono stati ancora pienamente “assorbiti” dai meccanismi tattici della massima serie. Discorso che si potrebbe estendere anche al “dribblatore seriale” Zaragoza se non fosse che sta trovando pochissimo spazio con Gasperini, mentre per l’ivoriano-francese in maglia bianconera si tratta del ritorno di un giocatore rimasto “anarchico”.
Giocatori quindi che agiscono con maggiore istintività, cercando l’uno contro uno come prima opzione e non come extrema ratio. Un approccio che li rende immediatamente riconoscibili e, soprattutto, difficili da contenere per le retroguardie avversarie. Il loro impatto non si limita alle statistiche pure. Aumenta la frequenza delle situazioni di superiorità numerica, alza il ritmo medio delle gare e obbliga le difese a uscire dalla propria comfort zone fatta di calcio posizionale e blocco basso.
Se questa tendenza verrà consolidata, la Serie A potrebbe finalmente trovare un equilibrio più contemporaneo tra struttura e creatività, restituendo centralità a un fondamentale in relazione direttamente proporzionale alla qualità dello spettacolo.
Fonte: Europacalcio.it