Fiorentina, Vanoli sotto la lente d’ingrandimento dopo la serataccia londinese
La nefasta serata europea della Fiorentina lascia strascichi pesanti, forse irreversibili. Non solo per il risultato che ne compromette il cammino in Conference League, ma anche per tutto ciò che ne è seguito. Il netto ko contro il Crystal Palace rischia infatti di rappresentare un punto di non ritorno per Paolo Vanoli, mai realmente entrato in sintonia con l’ambiente viola. Il futuro del tecnico appare oggi più incerto che mai, dopo l’ennesima prestazione deludente, nata in parte da scelte discutibili e suggellata da dichiarazioni post partita biasimabili.
Una Viola mai davvero in partita
La sconfitta maturata a Londra non lascia spazio a molte interpretazioni. Il Palace si è imposto con merito, mostrando un’intensità e una qualità nettamente superiori rispetto a una Fiorentina apparsa fragile e disorganizzata. Se il primo fattore rimarca una volta di più il dislivello tra Premier e Serie A, sull’aspetto tecnico e tattico era invece lecito aspettarsi di più. Il primo tempo invece ha espresso tutto il divario attuale: nove tiri a due per gli inglesi e nessun intervento significativo da parte dell’estremo difensore avversario.
I viola hanno sofferto in ogni zona del campo ma in particolare sulle corsie esterne, dove la velocità e la pressione degli avversari hanno creato continui problemi. Le difficoltà individuali si sono sommate a scelte tecniche discutibili, come la gestione di Moise Kean, schierato in campionato contro il Verona nonostante gli acciacchi ma non aggregato alla squadra per la trasferta inglese, lasciando il peso dell’attacco su un isolato Piccoli.
La squadra toscana ha dato segnali di reazione solo a tratti nella ripresa, salvo poi crollare nuovamente nel finale. Un andamento che rispecchia perfettamente una stagione fatta di alti rarissimi e bassi profondi, in cui non è mai riuscita a trovare continuità né identità.
Le parole e la rottura: Vanoli sempre più lontano da Firenze
Se la prestazione ha deluso, le dichiarazioni post partita hanno acceso ulteriormente gli animi. Vanoli ha parlato di “ottima partita sotto tanti punti di vista”, aggiungendo che il confronto con una squadra di Premier League serve a capire “cosa manca per crescere”. Un punto di vista ribadito ulteriormente con un pizzico di attenuante: “Abbiamo approcciato bene la gara, ma siamo stati condannati dagli episodi“.
Parole sbugiardate niente di meno che da un veterano come De Gea nello stesso lasso di tempo: “Abbiamo regalato i primi 20-30 minuti e se lo fai contro le squadre di Premier te ne fanno 2” e così è stato, fino all’amnesia difensiva finale che ha sancito il 3-0 con cui il Palace ha ipotecato la semifinale di Conference.
Parole che, alla luce del risultato e della prestazione, sono apparse fuori contesto, alimentando la sensazione di una distanza sempre più evidente tra allenatore, squadra e ambiente. Una dissonanza che non rappresenta un caso isolato ma l’ennesimo episodio di una stagione in cui le letture e le analisi, oltre che le scelte comunicative, del tecnico lombardo sono state spesso divergenti rispetto a quelle che i suoi uomini e i suoi tifosi avrebbero desiderato. La contestazione arrivata al termine della gara ne è la conseguenza più diretta: fischi, cori e tensione sotto il settore ospiti.
Ora la testa torna al campionato dove c’è un discorso salvezza da chiudere ma la sensazione è che il rapporto sia arrivato ai titoli di coda e che questo “snobbare” l’unica opportunità di regalare un risvolto positivo alla stagione possa aver segnato definitivamente il destino della panchina viola.
Fonte: Europacalcio.it