Iran-Italia, la FIFA dice no a Trump: “L’Iran deve giocare”. E l’Italia risponde…
Caso Iran-Italia, la FIFA chiude a Trump: “L’Iran deve giocare, niente sostituzione”. La proposta irricevibile e le reazioni del governo italiano
La bufera politica rischia di travolgere i Mondiali 2026. Mentre l’incertezza sulla partecipazione dell’Iran al torneo (11 giugno-19 luglio) permane a causa della disputa bellica con Stati Uniti e Israele, l’inviato speciale americano Paolo Zampolli ha avanzato una proposta destinata a fare discutere: far sostituire la nazionale iraniana dall’Italia nel caso in cui Teheran si ritirasse. La FIFA ha risposto con un secco no, e le reazioni dal governo italiano sono state durissime.
Zampolli, già protagonista di una richiesta simile per i Mondiali 2022 in Qatar, aveva proposto l’operazione per appianare le divergenze tra Stati Uniti e Italia dopo le critiche della premier Giorgia Meloni a Donald Trump. Ma la FIFA non ha gradito.
La proposta e il siluro di Infantino
Zampolli ha confermato al Financial Times di aver “proposto a Trump e Infantino che la nazionale italiana sostituisca quella iraniana ai Mondiali“. Una suggestione che però si è infranta contro il muro del pragmatismo del presidente della FIFA, Gianni Infantino:
“L’Iran deve venire se vuole rappresentare il suo popolo. Si sono qualificati e sono una squadra piuttosto forte. Vogliono davvero giocare e devono giocare. Lo sport deve stare fuori dalla politica.”
Parole chiare, che hanno chiuso qualsiasi ipotesi di ripescaggio italiano.
La FIFA nel regolamento: “Abbiamo discrezionalità, ma…”
Secondo il regolamento della FIFA, l’organo di governo del calcio mondiale ha “esclusiva discrezione” su cosa accada se una squadra si ritira o viene squalificata. L’articolo 6 stabilisce che “la FIFA può decidere di sostituire la federazione membro partecipante in questione con un’altra nazionale di un’altra federazione”. Ma la priorità, al momento, è un’altra.
Inoltre, la FIFA non ha incluso l’Iran e la sua partecipazione ai Mondiali 2026 nell’agenda del congresso di Vancouver del 30 aprile. Un segnale, ma non una decisione definitiva.
La reazione dell’Iran: “Bancarotta morale degli USA”
L’ambasciata iraniana in Gran Bretagna ha risposto con durezza:
“La proposta di Zampolli dimostra la bancarotta morale degli Stati Uniti, che temono persino la presenza di undici giovani iraniani in campo. L’Italia ha raggiunto la sua grandezza nel calcio sul campo, non grazie a privilegi politici.”
Intanto, il governo iraniano ha fatto sapere di essere “pienamente preparato” a partecipare al torneo, nonostante le parole del ministro dello Sport Ahmad Donyamali (che aveva ventilato l’ipotesi di un ritiro).
L’Italia insorge: “Proposta vergognosa e inopportuna”
La classe politica italiana è insorta compatta. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito l’idea “vergognosa”. Il ministro dello Sport Andrea Abodi è stato altrettanto netto:
“Innanzitutto, non è possibile, in secondo luogo, non è opportuno. Ci si qualifica sul campo.”
Anche il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, si è detto contrario:
“Mi sentirei insultato. Per partecipare ai Mondiali, bisogna vincerli.”
Lo scenario: l’Iran giocherà (forse) e gli Emirati pronti a sostituirlo
Al momento, l’Iran è ancora ai blocchi di partenza. Affronterà la Nuova Zelanda e il Belgio a Los Angeles (15 e 21 giugno) e l’Egitto a Seattle (26 giugno). Se dovesse ritirarsi, la FIFA potrebbe ripescare gli Emirati Arabi Uniti, squadra asiatica con il ranking più alto a non essersi qualificata.
L’Italia, dunque, resta fuori. Come da tradizione, purtroppo per gli azzurri. Ma almeno, questa volta, la beffa non è arrivata sul campo. È stata solo (e per fortuna) una proposta irricevibile.
Fonte: Europacalcio.it