Marco Rossi: “Ungheria rinata, ma l’eliminazione con l’Irlanda brucia ancora” – ESC EC
Ci sono uomini che cambiano il destino di un’intera nazionale senza mai alzare la voce. Marco Rossi, classe 1964, ex difensore della Sampdoria con una Coppa Italia in bacheca, è da quasi otto anni il fulcro su cui ruota la rinascita del calcio ungherese. Dal 19 giugno 2018, il tecnico italiano ha ridato identità e orgoglio a una federazione che per decenni aveva vissuto nell’ombra del proprio passato glorioso.
In esclusiva per EuropaCalcio.it, il commissario tecnico si racconta al nostro corrispondente Manos Staramopoulos. Senza filtri, con la schiettezza di chi ha costruito mattone dopo mattone.
“Europeo deludente? Abbiamo pagato errori e sfortuna”
L’Ungheria arriva da un percorso altalenante. Qualificazione a Euro 2024, poi l’eliminazione ai playoff per i Mondiali – segnata dal clamoroso gol subito nei secondi di recupero contro l’Irlanda. Rossi non cerca alibi, ma analizza con lucidità.
“Prima dell’Europeo eravamo tutti convinti di passare il turno. Non ci siamo riusciti per tante situazioni, alcune fuori dal nostro controllo. Contro la Svizzera abbiamo sofferto, ma nel complesso meritavamo di più. Poi in Nations League abbiamo tenuto dietro la Bosnia, che ha lasciato fuori l’Italia dai Mondiali. E abbiamo pareggiato con Germania e Olanda: per l’Ungheria non succedeva da 40 anni”.
E proprio sul gol subito in extremis con l’Irlanda, Rossi non nasconde la sorpresa:
“Tre partite consecutive, tre gol nei secondi di recupero. Non avevo mai visto nulla di simile. C’è responsabilità nostra, ma anche sfortuna. Ora però si riparte. Non c’è tempo per piangere”.
“Abbiamo 5-6 giocatori di alto livello”
Il ct traccia un identikit chiaro della sua Ungheria:
“Le caratteristiche partono dai giocatori. Abbiamo elementi flessibili, tecnici, sicuri nel possesso. Ci manca una punta centrale di ruolo, ma abbiamo trovato soluzioni con Adi e ora con Barney. Dodo Baran nelle ultime uscite ha dato buone sensazioni”.
Secondo Rossi, il futuro passa per un calcio più verticale:
“Siamo veloci, bravi nelle transizioni positive e negative. Dobbiamo adattare le idee alle tendenze moderne, senza mai dimenticare l’identità. Guardiola stesso ha cambiato stile quando sono cambiati i giocatori. L’esempio è sempre lui”.
“Favorita per il Mondiale? L’Argentina”
Sulla scena internazionale, Marco Rossi non ha dubbi:
“Per vincere il Mondiale, la favorita resta l’Argentina. Hanno fenomeni giovani ed esperti. Il Brasile è sempre tra i candidati, ma nelle qualificazioni sudamericane ha mostrato qualche problema. Poi, quando inizia il torneo, tutto cambia”.
Quanto alla Champions League, il ct segue con affetto i suoi connazionali:
“Avevo Dominik Szoboszlai e Milos Kerkez nel Liverpool contro il Paris Saint-Germain. Mi sarebbe piaciuto vederli in finale. Ma alla fine vincono sempre i club più forti, quelli che possono investire di più”.
“Yamal? Godersi la vita è un lusso che non ci si può permettere”
Uno dei passaggi più netti dell’intervista riguarda Lamine Yamal, il giovane fenomeno del Barcellona. Rossi loda il talento, ma mette in guardia:
“Può fare la differenza in qualsiasi momento. Ma mantenere certi livelli a lungo dipende dallo stile di vita. Leggo che ama godersi la vita. Questo non te lo puoi permettere se vuoi restare al top. Cristiano Ronaldo è l’esempio per tutti: a 41 anni fa ancora la differenza in nazionale. Benedetto da Dio, certo, ma con una disciplina esemplare”.
E sul confronto tra individualità e collettivo:
“Nel calcio vince il gruppo, ma le grandi stelle indicheranno sempre la strada. Senza talento individuale non vai lontano, senza unità nemmeno. Il nostro motto è ‘Solo insieme’. Funziona nello sport e nella vita”.
“Obiettivo Mondiale: la strada è lunga ma non sono pessimista”
La chiusura è dedicata al futuro dell’Ungheria. Marco Rossi non fa promesse, ma trasmette fiducia:
“Ora è un momento difficile perché siamo stati eliminati dai playoff. Ma l’obiettivo è tornare in prima divisione di Nations League e qualificarci al prossimo Europeo. Il vero sogno, però, è il Mondiale. Tra quattro anni. Nel calcio non si possono fare piani a lunghissimo termine, ma io sono sicuro che possiamo migliorare. Abbiamo margini nei dettagli. E credo davvero che raggiungeremo i nostri obiettivi”.
Fonte: Europacalcio.it