L’AC Milan è morto il 5 giugno 2023: da Maldini al vuoto assoluto
Dopo la cocente sconfitta a San Siro, contro il Cagliari già salvo, il Day After si apre con le sentenze: povero Diavolo dal 5 giugno 2023
MILAN SAN SIRO 5 GIUGNO 2023 – “Adesso comandate voi. Ma vi prego, rispettate la storia del Milan”. Ipse Dixit: Paolo Maldini, bandiera della gloriosa storia di un club ammainata dopo una breve colazione nel centro di Milano. L’inizio della fine, quel 5 giugno 2023: il Diavolo è calcisticamente morto quel giorno. Ritornare dalle ceneri sarà molto complicato. Appunti sparsi da un San Siro quasi irriconoscibile, trasformatosi in un museo ammirato da turisti (che indossano altre maglie, come quelle della Fiorentina e del Real Madrid) e con pochissimo senso di appartenenza. Milanismo: termine disprezzato dallo stesso Amministratore Delegato, Giorgio Furlani, e apertamente condannato dallo stesso dirigente all’indomani della cessione di Sandro Tonali al Newcastle. “Basta con questo concetto di Milanismo”. Cronaca di un disastro annunciato.
Dopo tre anni da quel brevissimo meeting tra Gerald Cardinale e Paolo Maldini, reo di non essere sostenitore del “lavoro di squadra e grande accentratore”, del Milan sono rimasti solamente i colori. Un progetto definito visionario, ma disastroso. Scelte controproducenti sul mercato, gestione discutibile e schizofrenica in base agli eventi. In base all’incompetenza tipica di chi crede che sia sufficiente esporre un progetto ad Harvard per poter raggiungere risultati. Di calcio, nell’ultimo triennio di Milan, c’è davvero poco. Il club è una slot machine in cui il brand viene smembrato dall’interno, che deve erogare solamente quattrini per gli investitori. Niente di più, niente di meno.
Lotte interne continue per accaparrarsi il potere di scegliere, chissà in base a quali esperienze. Una sorta di “Royal Rumble della WWE” tra dirigenti, con il bene del Milan fuori dal ring. L’unico titolo da alzare al cielo è quello del proprio ego e farlo prevalere sull’altra fazione. Vincere, a Casa Milan, è l’unica cosa che NON conta, perché significherebbe alzare il livello e acquistare calciatori forti, affermati, che svuotano il conto corrente e riempiono le emozioni di tifosi che pretendono (giustamente) di continuare a farlo. La vittoria è un ostacolo, perché induce ad alzare l’asticella. E così, conta solamente la qualificazione Champions.
Il soldo come unico obiettivo: il Milan ha perso identità e appartenenza
La dimostrazione è nei fatti e nelle parole di Paolo Scaroni e nelle scelte dal post 5 giugno 2023 in poi. Stefano Pioli raggiunge il quarto posto (quinto, ai punti, quarto per la penalizzazione comminata alla Juventus) nel 2023/2024. L’inevitabile fine del progetto con il Mister di Parma conduce a pensare che sia sufficiente nominare Fonseca, allenatore con idee e di esperienza, per ambire a staccare un biglietto per l’Europa che conta.
Ma il piano fallisce dopo qualche mese: la squadra gioca male e perde partite in serie. La dirigenza, come consuetudine, getta sulla graticola il Mister non difendendolo pubblicamente. L’avvento di Conceicao non cambia nulla e la squadra chiude ottava, con l’unica gioia di una SuperCoppa Italiana alzata al cielo di Riyad. Anno nuovo, nuova rivoluzione. Arriva Allegri: allenatore vincente, che ha già saputo navigare in acque tempestose alla Juventus portandola all’obiettivo Champions.
Milan di RedBird, cronaca di un disastro quasi annunciato: cambiare tutto, per non cambiare nulla
La stagione, dal punto di vista sportivo, comincia bene. In inverno, la squadra viaggia a 5 punti dall’Inter e sembra poter dire la propria con una striscia di imbattibilità lunga 23 partite. Ma il mercato di gennaio non porta in dote nulla. Del resto, vincere non conta. Alle prime difficoltà ambientali, la squadra si sgretola e racimola 28 punti nel girone di ritorno: media da retrocessione. Le ingerenze di Ibrahimovic nel gruppo e le scelte discutibili di Furlani e Moncada inquinano un Milanello blindato fino a marzo.
A quel punto, anche la medicina Max non sortisce più effetto. L’ultimo respiro – prima della morte definitiva di questo progetto già da relegare negli archivi di Casa Milan – in una corsa Champions fallita a San Siro, in casa, contro un Cagliari già salvo. La realtà, è che il Diavolo sì è spento il 5 giugno 2023. Da quella colazione coincisa con il licenziamento di Paolo Maldini. La storia di questo club non è stata rispettata. E risalire dalle ceneri sarà durissima.
Fonte: Europacalcio.it