Pellegrini: “La Champions? Una liberazione, Roma è casa”

Lorenzo Pellegrini ha concesso un’intervista a Il Corriere dello Sport riguardante la stagione appena trascorsa, la quale potrebbe essere l’ultima del numero 7 in maglia giallorossa. Tanti i temi trattati, tra cui il raggiungimento dell’obiettivo Champions, il derby, l’arrivo di Malen e dei chiarimenti riguardo episodi passati. Di seguito le sue parole.

LORENZO PELLEGRINI: “ROMA È CASA, DOPO IL DERBY HO PIANTO. LA CHAMPIONS È STATA UNA LIBERAZIONE”

CHAMPIONS – “Finalmente Champions? La volontà c’è sempre stata, poi con Ranieri l’abbiamo sfiorata per un punto mentre nelle stagioni precedenti il distacco era un po’ più ampio, ma mai enorme. E, come negli anni di Tirana e Budapest, a un certo punto avevamo la corsa europea. Gasperini ci ha sempre creduto, ci ha trasmesso la sua grinta, e l’arrivo di Malen ci ha aiutato tanto. Ha davvero una qualità incredibile, è uno che fa la differenza. La felicità è immensa, per noi e per i tifosi, era frustrante dare tutto e non riuscire ad arrivare. È stata una liberazione. Siamo contenti anche per la proprietà che ha sempre investito tantissimo”. 

GLI ANNI PASSATI – “La banda del sesto posto? Ammetto una cosa: il nome mi fa pure ridere. Ma in realtà siamo un gruppo che ha sempre dato tutto. Abbiamo vinto un trofeo, fatto una finale, due semifinali e ora siamo tornati in Champions. Abbiamo disputato ottime partite, altre invece molto brutte, come tutti. Ma non abbiamo cacciato allenatori o deciso tutto dentro Trigoria. Mai. Roma è casa, naturale“. 

CRITICHE – “Ma vi pare una cosa normale la critica per non aver giocato contro la Sampdoria nel momento in cui è nato Thomas? Faccio chiarezza. Io avevo un volo privato a Ciampino pronto dalla mattina, mio figlio è nato dopo le 19, la partita era alle 20.45. Il travaglio è stato lungo, il parto diciamo intenso e non aggiungo altro. Come avrei potuto lasciare mia moglie da sola? Lo rifarei ancora oggi. Le Maldive prima dell’intervento l’estate scorsa? Magari mi fossi potuto operare a poca distanza. Invece i medici mi dissero che doveva passare del tempo tra un intervento e l’altro. Per quello andai in vacanza. La verità è quella che si vive, non quella che viene raccontata”.

LACRIME DI GIOIA E DOLORE – “Io al destino ci credo, se ti impegni le cose belle tornano indietro. Da quando mi sono operato non c’è stato giorno in cui io non mi sia allenato e che succede? Succede che gioco la mia prima partita dopo quattro mesi e mezzo di infortunio, al derby, titolare e faccio goal. Ero emozionato, felice, appagato. Ho pianto. Non ho preparato quella partita in una settimana, ma in tutti i mesi precedenti. E non perché era il derby, per quanto è sempre bello segnare contro di loro, ma per tutto quello che c’era dietro. La Conference League vinta a Tirana: alzare un trofeo da capitano della Roma è un sogno. Invece l’Europa League persa a Budapest per la svista dell’arbitro Taylor… Ancora adesso se su Instagram mi compare qualche video di quella sera chiudo subito. Rivederla? Impossibile. E mai la rivedrò”. 

 

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Fonte: Europacalcio.it

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