Acerbi: “Voglio giocare ancora, poi farò l’allenatore”

Francesco Acerbi riparte: “Ho ancora voglia di un ragazzino”

A 38 anni Francesco Acerbi non pensa ancora al ritiro. Il difensore, dopo quattro stagioni vissute da protagonista con la maglia dell’Inter, guarda al futuro con la stessa determinazione che lo ha accompagnato per tutta la carriera.

In vacanza con la famiglia, il centrale italiano ha raccontato in esclusiva a Sportmediaset il suo momento personale e professionale, tra il passato nerazzurro, la Nazionale e il desiderio di continuare a giocare ad alti livelli.

“Sto bene, mi alleno, sto con i bambini. La solita vita che si fa in vacanza”, ha spiegato Acerbi, prima di ripercorrere l’ultima annata con l’Inter.

“È stata una stagione diversa dalle altre, ma una delle più costruttive. È stata intensa, con momenti difficili, ma sono molto orgoglioso di me stesso e di quello che ho fatto”.

L’addio all’Inter e l’orgoglio per quattro anni da protagonista

L’esperienza all’Inter si è chiusa con tanti successi e qualche difficoltà, ma senza rimpianti. Acerbi ha sottolineato il valore del gruppo nerazzurro e la capacità della squadra di reagire nei momenti più complicati.

“All’inizio dell’anno sono successe cose che è giusto non dire. Io però non ho mai mollato, ho sempre cercato di dare il massimo e aiutare la squadra”.

Il difensore ha ricordato anche il periodo successivo all’eliminazione dalla Champions League, quando la squadra aveva attraversato un momento di calo mentale.

“Eravamo stanchi, non riuscivamo più a essere noi stessi. Poi siamo riusciti a reagire e il gruppo ha dimostrato di essere davvero forte”.

Secondo Acerbi, proprio la compattezza dello spogliatoio è stata la chiave dei risultati ottenuti: “Quando un gruppo è unito riesce a uscire da qualsiasi difficoltà”.

Chivu e Inzaghi, due allenatori importanti nella sua carriera

Il centrale ha parlato anche del rapporto con Cristian Chivu, arrivato sulla panchina dell’Inter dopo l’addio di Simone Inzaghi.

“Mi ha stupito in positivo. Non ha voluto strafare, ha cercato di gestire il gruppo e ci ha dato fiducia. Non è facile arrivare all’Inter, ma lui ha trovato il modo giusto”.

Per Acerbi, però, il merito principale resta della squadra: “Il gruppo quest’anno ha fatto la differenza. Senza certe dinamiche interne non avresti vinto”.

Un pensiero anche per Inzaghi, l’allenatore con cui ha vissuto il periodo più lungo della sua carriera.

“Ho avuto tanti allenatori importanti, ma con lui ho vinto, sono stato bene per sette anni ed è probabilmente quello che ha inciso di più”.

Il futuro: “Voglio giocare ancora due o tre anni”

Nonostante l’età, Acerbi non considera concluso il proprio percorso da calciatore. L’obiettivo è continuare ancora per qualche stagione prima di iniziare una nuova avventura in panchina.

“Voglio ancora giocare. Ho esperienza e motivazione. A 38 anni ho ancora la voglia di un ragazzino. Se avessi voluto fare il mister avrei iniziato quest’anno, ma ora voglio andare avanti per altri due o tre anni”.

Il futuro da allenatore, però, resta nei suoi pensieri: “Poi sarà il mio mestiere, quando arriverà il momento lo saprò”.

La Nazionale e il no a Spalletti: “Non ho mai detto basta”

Uno dei temi più delicati riguarda il rapporto con la Nazionale italiana. Acerbi ha chiarito di non aver mai chiuso definitivamente la porta agli Azzurri.

“Non ho mai detto basta alla Nazionale. Quelle due partite di qualificazione al Mondiale ho detto di no perché era la scelta migliore per me in quel momento”.

Il difensore ha aggiunto: “Se Gattuso mi avesse chiamato sarei andato molto volentieri. La Nazionale per me è sempre il massimo”.

Haaland, Messi e Ronaldo: i duelli con i campioni

Da grande conoscitore del ruolo, Acerbi ha parlato anche degli attaccanti più difficili da affrontare, partendo da Erling Haaland.

“Contro giocatori così serve attenzione ai minimi dettagli. Non puoi concedere nulla, devi essere cattivo e concentrato. Poi serve anche un po’ di fortuna”.

Tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, invece, il difensore sceglie con equilibrio.

Cristiano è una macchina, lo stimo per la fame e la cultura del lavoro. Messi però è un po’ più madre natura: in un Mondiale riesce ancora a fare la differenza”.

Un elogio anche per gli ex compagni dell’Inter, Lautaro Martinez e Marcus Thuram.

Lautaro è un giocatore fortissimo, forse meno pubblicizzato di altri. Mi piace la sua generosità. Anche Thuram è un fenomeno di cui si parla poco”.

Il calcio italiano e la crescita dei giovani

Infine, Acerbi ha analizzato le difficoltà del calcio italiano e la necessità di puntare maggiormente sui giovani.

“Dobbiamo provare a puntare sui ragazzi. Serve un mix di tutto, ma i giovani devono esserci”.

Tra i talenti emergenti ha indicato Pio Esposito come un esempio positivo: “È un ragazzo sempre sul pezzo, mi ha impressionato”.

Il messaggio finale è rivolto alla crescita dei giovani calciatori: più tecnica, più divertimento e maggiore equilibrio.

Una carriera costruita contro tutto e tutti

Guardando indietro, Acerbi non cambierebbe nulla. La sua storia è stata segnata da difficoltà personali e sportive, ma anche da grandi traguardi.

“Non tornerei indietro. Dopo quello che ho avuto forse avrei dovuto smettere. Invece ho avuto una seconda possibilità e ho vinto tanti trofei. Perché dovrei cambiare qualcosa?”.

Una frase che riassume il percorso di un difensore diventato simbolo di resilienza, professionalità e carattere.

Fonte: Europacalcio.it

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