Inter verso il modello multi-club: Oaktree cerca un club satellite in Europa
L’Inter guarda oltre i confini italiani e lo fa con una strategia che potrebbe cambiare in profondità il proprio modello di sviluppo. Oaktree sta infatti valutando l’acquisizione di un club satellite in un altro campionato europeo, con l’obiettivo di creare un ponte tra settore giovanile, Under 23 e prima squadra. Una struttura pensata per accompagnare al meglio la crescita dei talenti, valorizzarli sul mercato e avvicinare i nerazzurri ai grandi modelli di multiproprietà già affermati nel continente. Il progetto è ancora esplorativo ma l’orizzonte sarebbe già fissato al 2027.
Un gradino tra Under 23 e prima squadra: perché Oaktree vuole un club satellite
Secondo quanto riportato da Calcio e Finanza, l’idea nasce innanzitutto da una necessità sportiva. La nascita dell’Inter Under 23 ha creato un passaggio intermedio importante tra Primavera e prima squadra, tuttavia il salto dalla Serie C al livello richiesto dai nerazzurri resta comunque molto ampio. Un club satellite all’estero permetterebbe quindi ai prospetti più interessanti di confrontarsi con un contesto superiore prima dell’eventuale ritorno ad Appiano Gentile, costruendo una vera filiera composta da settore giovanile, seconda squadra, società partner e prima squadra.
L’operazione avrebbe però anche una forte componente economica. Oaktree sta valutando società con un valore compreso indicativamente tra i 25 e i 40 milioni di euro, preferibilmente già inserite in una prima divisione e con margini di crescita sia sportiva sia patrimoniale. I campionati osservati con maggiore attenzione sono Portogallo, Belgio, Olanda e Svizzera, realtà tradizionalmente molto attive nello sviluppo e nella rivendita dei giovani.
Il pool di Nazioni non è affatto casuale: nel periodo 2014-2023 il 91% dei ricavi da trasferimenti dei club portoghesi è arrivato dall’estero, contro il 90% dell’Olanda e l’87% del Belgio. Sullo sfondo resta anche la Segunda División spagnola, interessante soprattutto come possibile porta d’ingresso verso il mercato sudamericano.
Dal City Group a Red Bull, l’Inter guarda ai grandi modelli multi-club
Il progetto collocherebbe il Biscione all’interno di una tendenza ormai consolidata nel calcio europeo. I riferimenti sono modelli come il City Football Group, che ha costruito una rete internazionale attorno al Manchester City, oppure BlueCo, con Chelsea e Strasburgo, e ancora il sistema Red Bull tra Lipsia e Salisburgo. Anche altre proprietà hanno intrapreso percorsi analoghi, come RedBird con Milan e Tolosa o il Krause Group, proprietario del Parma e del Casa Pia.
Per il fondo americano, però, la logica non sarebbe semplicemente quella di moltiplicare gli asset calcistici. Il vero obiettivo è rendere più efficiente l’intero processo di scouting e valorizzazione, soprattutto per quei giocatori troppo avanti per la Serie C ma non ancora pronti per l’Inter. Un club in un campionato con regole più favorevoli sugli extracomunitari potrebbe inoltre agevolare l’ingresso e la maturazione di talenti provenienti da mercati difficili da raggiungere direttamente.
In questo senso, la Spagna rappresenta un caso particolare per i sudamericani, che in determinate condizioni possono richiedere la cittadinanza dopo due anni di residenza legale. Tutto si inserisce in una trasformazione più ampia voluta da Oaktree, che comprende anche il potenziamento dello scouting, un maggiore utilizzo di dati e statistiche con un’impostazione sempre più strutturata e internazionale nella ricerca dei talenti.
Il nodo UEFA: cosa succede se entrambe le squadre arrivano in Europa
La multiproprietà, tuttavia, porta con sé un problema regolamentare tutt’altro che secondario. Calcio e Finanza richiama l’articolo 5 dei regolamenti UEFA, che tutela l’integrità delle competizioni e limita il controllo o l’influenza esercitata dallo stesso soggetto su più club partecipanti alle coppe europee. Non basta dunque che le due società siano formalmente separate: la UEFA valuta anche chi prende realmente le decisioni, come sono strutturati gli organi societari e quanto autonomia abbiano le singole realtà.
I precedenti mostrano quanto la questione sia concreta. Manchester City e Girona riuscirono a partecipare insieme alla Champions 2024/25 attraverso una riorganizzazione temporanea con blind trust, rinunciando per quel periodo anche a trasferimenti, prestiti e strumenti comuni di scouting. Diverso il caso Crystal Palace-Lione, con il club inglese retrocesso in Conference League perché alla data fissata dalla UEFA i requisiti non erano rispettati.
Le norme prevedono comunque alcune eccezioni quando i club della stessa proprietà partecipano a competizioni differenti senza possibilità di incrociarsi successivamente. Per l’Inter, quindi, il vero nodo sarebbe progettare fin dall’inizio governance, poteri decisionali e rapporti di mercato in modo compatibile con i regolamenti. Il club satellite è possibile ma dovrà nascere già con una struttura capace di reggere anche l’eventualità di una doppia qualificazione europea.
Ti potrebbe interessare
- Infortunio Solet, c’è lesione muscolare: salta l’Inter. I tempi di recupero
- Inter, J. Martinez: “Percorso fatto di cadute ed errori, si impara e si cresce. Insieme uniti”
- Rinnovo Dimarco Inter, svolta: primi contatti per il nuovo accordo
- Inter, personalità e gioco iniziali ma gravi errori individuali nel primo tempo: a Madrid, 2-1 Real
Fonte: Europacalcio.it