Porto-Napoli, crollo azzurro: Allegri senza risposte, la crisi continua

Un Napoli che non riesce a rialzarsi

La sconfitta contro la Juventus non era stata soltanto un incidente di percorso. La trasferta europea contro il Porto ha confermato tutte le difficoltà di un Napoli che continua a faticare nel trovare una propria identità. All’Estádio do Dragão finisce 4-1 per i portoghesi, un risultato pesante che va ben oltre il semplice passivo.

La squadra di Massimiliano Allegri incassa un’altra battuta d’arresto e vede complicarsi ulteriormente il proprio cammino in Champions League. Gli azzurri avevano bisogno di una prestazione convincente per lasciarsi alle spalle le ultime delusioni. Hanno invece offerto una prova caratterizzata da fragilità difensive, disattenzioni sui calci piazzati e una preoccupante incapacità di gestire i momenti decisivi.

Eppure, almeno per una parte della gara, il Napoli aveva dimostrato di poter restare in partita.

La reazione di McTominay non basta: la difesa affonda

La partita si era complicata già nei primi minuti. All’11’, Jan Bednarek ha sfruttato una situazione da calcio d’angolo, trovando troppo spazio in area e battendo Alex Meret. Un’altra disattenzione su palla inattiva, ormai diventata una costante preoccupante per la formazione partenopea.

Il Napoli ha provato a reagire e al 43′ ha trovato il pareggio con Scott McTominay, bravo a riportare momentaneamente in equilibrio il risultato. Una rete importante, arrivata nel momento migliore degli azzurri, che lasciava aperta la possibilità di cambiare l’inerzia dell’incontro.

Nella ripresa, però, la squadra di Allegri è progressivamente uscita dalla partita. Al 71′ Gabri Veiga ha riportato avanti il Porto, mentre al minuto 80 Jakub Kiwior ha praticamente chiuso i giochi. L’espulsione di Rafa Marín all’88’ ha ulteriormente complicato la situazione, prima del rigore trasformato da Samu Aghehowa al 90′ per il definitivo 4-1.

Quattro reti subite, una difesa incapace di garantire sicurezza e una squadra che, dopo aver trovato il pareggio, non è riuscita a mantenere la necessaria concentrazione.

L’emergenza infortuni non può diventare un alibi

È inevitabile considerare le numerose assenze che stanno condizionando il rendimento del Napoli. Giovanni Di Lorenzo, Stanislav Lobotka, Mathías Olivera, Leonardo Spinazzola, Alessandro Buongiorno e altri elementi importanti sono indisponibili. Un’emergenza che limita le possibilità di scelta dell’allenatore e costringe a continui adattamenti.

Anche contro il Porto, Allegri ha dovuto ridisegnare la squadra, affidandosi a una difesa a tre composta da Sam Beukema, Amir Rrahmani e Rafa Marín. In mezzo al campo, Frank Anguissa, Billy Gilmour, Scott McTominay e Kevin De Bruyne avrebbero dovuto garantire equilibrio e qualità.

Il problema, tuttavia, è che le difficoltà non riguardano soltanto gli interpreti. Il Napoli continua a concedere troppo, soprattutto quando gli avversari aumentano la pressione e attaccano con convinzione. L’assenza di alcuni titolari può spiegare determinate difficoltà, ma non giustifica completamente errori di lettura, marcature perse e cali di attenzione.

La sensazione è che la squadra abbia perso quelle certezze che dovrebbero accompagnare un gruppo costruito per competere ai massimi livelli.

Allegri chiamato a una svolta: il Napoli non può aspettare

Il momento impone una riflessione anche sulla gestione tecnica. Massimiliano Allegri deve trovare rapidamente una soluzione, perché il rendimento della squadra sta diventando un problema strutturale.

Non è sufficiente cambiare modulo o modificare qualche interprete. Serve recuperare un’identità, restituire fiducia ai giocatori e soprattutto ritrovare una solidità difensiva che, nelle ultime uscite, è completamente mancata.

La sconfitta contro il Porto rappresenta un campanello d’allarme anche per la dirigenza. Le difficoltà legate agli infortuni hanno evidenziato una profondità della rosa che merita di essere valutata attentamente. Il mercato invernale potrebbe offrire l’opportunità di intervenire, ma sarebbe sbagliato pensare che qualche acquisto possa risolvere automaticamente problemi che riguardano anche l’organizzazione del gioco.

Champions League, adesso servono punti e orgoglio

Il Napoli aveva conquistato i primi punti europei contro il Bodø/Glimt, vincendo 4-3 al termine di una partita ricca di emozioni. La trasferta portoghese doveva rappresentare un’occasione per dare continuità a quel risultato. Si è trasformata, invece, in un’altra serata da dimenticare.

Il calendario non concede pause. Il 24 novembre gli azzurri saranno attesi dalla trasferta contro il Manchester City, un appuntamento che richiederà una prestazione completamente diversa sotto ogni punto di vista.

La questione, ormai, non riguarda soltanto la qualificazione europea. È il rendimento complessivo della squadra a destare preoccupazione. Tra Serie A e Champions League, il Napoli sta mostrando limiti che non possono essere ignorati.

Allegri ha il compito di invertire la rotta, ma anche i calciatori più rappresentativi devono assumersi le proprie responsabilità. Non bastano il prestigio della maglia, le ambizioni della società o il valore dei singoli per superare un momento complicato.

Il Napoli deve ritrovare se stesso prima ancora di guardare la classifica. Perché perdere può capitare, anche contro avversari di livello. Quello che non può diventare un’abitudine è arrendersi alle prime difficoltà, smarrendo organizzazione, personalità e capacità di reagire.

La sconfitta contro il Porto non è soltanto un risultato negativo: è un nuovo interrogativo sul progetto tecnico azzurro. E adesso le risposte non possono più essere rimandate.

Fonte: Europacalcio.it

Leave a Reply