Juventus-Lazio (2-2): una rimonta che sa di rimpianto

È vero che non ci sono più i Juventus-Lazio di una volta, ma un tale spettacolo e questo turbinio di emozioni come quelli vissuti nel posticipo serale della domenica della giornata 24 di campionato non erano assolutamente auspicabili. Se non altro, perché da una parte i bianconeri arrivano da un buon momento, rovinato dall’eliminazione dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta con un sonoro ko, che al massimo avrebbe dovuto aggiungere ancora più fame e voglia di riscattarsi agli uomini di Spalletti; dall’altra parte, invece, i biancocelesti, che continuano a trascinarsi in questa tortuosa stagione, arrancando e andando avanti più per stoica inerzia che non per reale convinzione e unità d’intenti.

E invece, eccoci qui a raccontare una partita rocambolesca, che gli uomini di Sarri hanno rischiato di vincere, salvo poi vedersela scivolare via dalla parziale rimonta della Vecchia Signora, che riesce soltanto a salvare l’imbattibilità casalinga. Riavvolgiamo il nastro di questo entusiasmante Juventus-Lazio cercando di cogliere le sensazioni, di certo non positivissime, sulla sponda bianconera.

Contro la Lazio una Juventus ancorata agli strascichi di Bergamo

Per cancellare la brutta sconfitta (in termini più di risultato che di prestazione) patita in Coppa Italia, contro la Lazio ci si aspettava una Juventus ben diversa. Le indisponibilità di Kelly (un titolare ormai inamovibile) e di Conceição non sembravano porre troppi problemi, anche perché l’ambiente bianconero è stato un po’ distratto nelle ore di avvicinamento alla partita di campionato. Il rinnovo di Yildiz, la sua presenza in campo e la consapevolezza di essere incappati solo in una serata storta a Bergamo avevano lasciato intendere che la Vecchia Signora fosse prontissima a rimettersi in carreggiata. Anche perché c’era da rispondere al grande successo esterno del Napoli in quel di Genova e, ovviamente, mantenere almeno inalterata la distanza sulla Roma, impegnata di lunedì.

Nulla di tutto questo è accaduto. La Juventus scesa in campo contro la Lazio porta ancora le scorie del match con la Dea. Ma andiamo per gradi. Spalletti decide di rispolverare Koopmeiners come difensore centrale per sostituire l’inglese. Quanto all’esterno alto di destra, invece, opta per un inusuale Cambiaso, anche nel tentativo di tirarlo fuori dal baratro di negatività in cui versa da oltre un anno. Già basterebbero questi primi due indizi a rimettere nuovamente sotto i riflettori i problemi strutturali di una rosa che rimarrà ancora incompleta in diversi reparti da qui a fine stagione. Esattamente come evidenziato nella sfida di giovedì di Bergamo, in cui la squadra ha perso totalmente il bandolo della matassa nel momento in cui alcuni elementi sono stati sostituiti.

Tornando alla partita con la Lazio, gli strascichi della Coppa Italia hanno avuto un impatto mentale e fisico.

Un susseguirsi di harakiri che ha compromesso la partita

La Juventus del primo tempo contro la Lazio è una squadra che non sembra essere allenata da Spalletti. Ok il gioco fluido, la ricerca del possesso e della verticalità, la spinta degli esterni bassi e la pressione alta. Il consueto copione tattico va rigorosamente in scena ancora una volta. A mancare, però, è la lettura della partita, che si traduce in una sterile insistenza. Il pregio tattico della squadra di Sarri è quello di non concedere spazi tra le linee nel blocco centrale, dirottando il gioco dei padroni di casa costantemente a largo. Un certosino lavoro tra centrali, esterni bassi, mezz’ali e ali volto a inibire ogni fraseggio o imbucata, a discapito però di qualche disattenzione in marcatura, specialità in cui la retroguardia biancoceleste ha più volte dimostrato di non eccellere.

Eppure, nonostante questa chiara avvisaglia, i padroni di casa, con ostinante perseveranza, cercano in tutti i modi di forzare quel muro centrale. Pochi tentativi dalla distanza, mancando ovviamente degli specialisti, ancor meno sfogo sull’esterno per rifornire il centro dell’area, eccezion fatta per alcune situazioni da palla inattiva con Bremer e una sola occasione costruita per la testa di David. Tutte occasioni conclusesi con un nulla di fatto. In questo quadro, per nulla incoraggiante, la Juventus di Spalletti perde sé stessa. McKennie viene servito e trovato poco, mentre la punta canadese sembra tornare quel giocatore di inizio stagione, a briglia un po’ troppo sciolte, che calpesta tutte le zolle di campo possibili ad eccezione di quelle sotto porta. Nel frattempo, i vari Yildiz, Thuram e Cambiaso vengono risucchiati nella confusione generale.

Ma non finisce qui. Dopo 45 minuti di sostanziale dominio territoriale, arriva il primo harakiri della serata bianconera. Locatelli perde una palla sanguinosa che innesca un contropiede ospite. Pedro calcia, Bremer devia e Di Gregorio è battuto. Un gol che non ci voleva e che arriva a 30 secondi dall’intervallo.

Una rocambolesca ripresa

Per porre subito rimedi, ad inizio ripresa Spalletti manda dentro Zhegrova al posto di Cabal. Una mossa che cerca di restituire alla sua Juventus una maggiore parvenza della creatura funzionante degli ultimi mesi. Dunque, il kosovaro esterno alto a destra e Cambiaso che torna a fare il terzino sinistro. Neanche il tempo di risistemarsi, che l’ex Genoa ripiomba nel lato oscuro di sé stesso. Su un lancio a palla scoperta di Cataldi, si fa infilare in velocità da Isaksen, che s’invola verso la porta e inchioda il 2-0 per gli ospiti. Siamo appena entrati nel secondo minuto di gioco.

Un uno-due tremendo, per le modalità tecniche in cui si concretizza e anche per le tempistiche. Il blackout è evidente e lascia sconcertati. A questo punto, si rompono gli indugi e la Juventus sembra aver imparato la lezione e riesce finalmente a bucare la Lazio. Cross dalla sinistra di Cambiaso, che si fa parzialmente perdonare, e zuccata vincente del solito McKennie. I bianconeri si connettono con la partita, sebbene i biancocelesti cestinino tre clamorose opportunità di fare il terzo gol. D’altronde, con i padroni di casa sbilanciatissimi in attacco, basta poco per imbastire mortifere ripartenze.

Tra un pericolo sventato e un asfissiante assedio nella trequarti ospite, la squadra sembra non avere le energie per completare la rimonta. E, invece, proprio nei minuti di recupero, si ripete la scena vincente. Cross dalla sinistra di Boga e colpo di testa a segno di Kalulu, che almeno scongiura una sconfitta dolorosa.

Juventus: cosa lascia la partita con la Lazio

Questo pareggio contro la Lazio non può che lasciare sensazioni discordanti per la Juventus. Da un lato c’è da apprezzare il carattere che la squadra ha profuso per non piegarsi alla sconfitta. Dall’altro, però, bisogna fare i conti con alcuni limiti evidenti. I più preoccupanti riguardano la struttura della rosa. Giocatori come Bremer (che da quando è rientrato dall’infortunio ha già giocato più di 1000 minuti) e Thuram sembrano a corto di benzina. Koopmeiners come difensore centrale non fornisce garanzie, perché non ha i tempi né la velocità per ricoprire questo ruolo e la partenza di Rugani ha lasciato un buco nel reparto. Zhegrova ha avuto un buon impatto, ma ha un minutaggio ancora troppo limitato, mentre Openda rimane un corpo estraneo da cui aspettarsi francamente poco o nulla.

Inoltre, perdere punti contro una squadra già a pezzi di suo e che ha dovuto fare a meno a gara in corso di altri tre uomini per problemi fisici non fa che aumentare i rimpianti. Una partita giocata bene, ma interpretata male troppo a lungo e ancora una volta compromessa da errori individuali. Se quella di Bergamo è stata una partita storta, questa con i biancocelesti rischia di rivelarsi un secondo indizio pericoloso. E siamo solo all’inizio di un mese infuocato in cui può già decidersi gran parte del futuro.

Fonte: Europacalcio.it

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