Farioli campione con il Porto: un italiano nella storia

Farioli nella storia: il Porto torna campione. Un italiano vince il Portogallo 21 anni dopo il Trap. E ora caccia al record

Le lacrime hanno sapore: possono essere amare come il veleno, e poi diventare dolci come il trionfo. Un anno fa, Francesco Farioli non la smetteva di piangere, sotto la curva dell’Ajax, dopo essersi fumato 9 punti di vantaggio sul Psv a cinque giornate dal termine. Eredivisie sfuggita per un punto solo, la sua carriera che sembrava avviatissima si marchia di fallimento, il telefono che continuava a squillare non si accende neanche più.

Oggi, 21 anni dopo l’ultimo italiano capace di vincere il campionato portoghese (Giovanni Trapattoni con il Benfica nel 2005), Francesco Farioli è campione con il Porto. E piange di nuovo, ma stavolta sono lacrime di gioia.

La scommessa di Villas Boas: “Non ha guardato il risultato finale, ma il percorso”

Chi guarda solo il risultato finale non aveva capito il mezzo miracolo fatto da Farioli all’Ajax: un club dalle casse vuote, non strutturato per competere ad alto livello, era stato riportato a lottare per il titolo quando non avrebbe dovuto. Oggi l’Ajax è a 23 punti dal Psv.

Il presidente del PortoAndre Villas Boas (che da giovane è stato un allenatore prodigio), non ha guardato solo il risultato finale. Ha analizzato il percorso e ha capito in fretta: Farioli era il profilo giusto per ricostruire i Dragoni, terzi nell’ultima Liga e incapaci di battere americani e arabi al Mondiale per club.

Da lì, e da pochi giorni di vacanza, Farioli è ripartito. E ha ricostruito.

La macchina da guerra di Farioli: solidità, pressing e record

Il Porto è diventato una macchina da guerra. Dopo il Mondiale, la squadra è stata rinforzata:

  • Bednarek e Kiwior: il muro polacco in difesa

  • Gabri Veiga: ripescato dal prepensionamento troppo precoce in Arabia

  • De Jong: fortemente voluto da Farioli come back-up in attacco

  • Froholdt: sconosciuto danese classe 2006 trasformato in una macchina da guerra e da pressing. Oggi vale almeno 60 milioni

Nonostante gli infortuni di De Jong, di Nehuen Perez e soprattutto del gigante Samu Agehowa (13 gol prima della rottura del ginocchio a febbraio), intorno è cresciuta una squadra. Solida, spietata, organizzatissima.

Record del calcio portoghese nel girone di andata: 16 vittorie e un pareggio, con lo Sporting sconfitto in casa sua.

L’investimento invernale e la gestione della pressione

Quando in inverno Villas Boas ha capito che si poteva correre per il titolo, ha investito:

  • Thiago Silva riportato in Europa al Do Dragao

  • Pietuszewski: talentino polacco classe 2008

  • Seko Fofana: rinforzo per il centrocampo

  • Moffi e Pablo Rosario: per sostituire numericamente Samu

E il Porto ha continuato a macinare. Con meno gol fatti, ma con pochissimi gol presi: 15 in 32 giornate di campionato.

I fantasmi di Amsterdam e la fuga decisiva

Quando a inizio febbraio è arrivata la prima e unica sconfitta (con il Casa Pia), gli avversari e gli hater hanno cominciato a invocare i fantasmi di Amsterdam. Il pareggio con il Famalicao a inizio aprile ha alimentato i dubbi. E lo Sporting, dietro, correva.

Ma il Porto non si è fermato. Ha sentito la pressione, l’ha gestita, anche con i suoi tanti giovani: Martim Fernandes (2006), William Games (2006), Rodrigo Mora (2007), Denis Gul (2004). E i fantasmi si sono impossessati delle anime delle inseguitrici.

Lo Sporting potenzialmente poteva accorciare a -2, ma ha inchiodato: derby perso con il Benfica, poi due pareggi. Titolo addio. E Mourinho con il Benfica, ancora imbattuto, al Porto non si è mai avvicinato.

L’obiettivo: i 91 punti del record

Farioli piange, sì, ma di gioia. E come sono dolci quelle lacrime. Il titolo è vinto, ma il campionato non è finito. C’è ancora un obiettivo: i 91 punti che sono il record del campionato portoghese, fissato da Sergio Conceicao proprio al Do Dragao. Mancano due vittorie.

A soli 37 anni, per Francesco Farioli questo è solo l’inizio. L’Italia scopre (o riscopre) un allenatore che ha trasformato il pianto della sconfitta in lacrime di gioia. E chissà che un giorno, magari, non possa tornare a casa per vincere anche qui. Ma quello è un altro capitolo. Per ora, godiamoci questo.

Fonte: Europacalcio.it

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