Strantzalis: “Giocavo per amore, non per i trofei. Il calcio oggi è più veloce ma meno umano” – ESC EC
Strantzalis, l’ultimo dei romantici: “Il calcio si giocava con il cuore, non con i soldi. Oggi è più veloce, ma meno umano”
Il corrispondente di EuropaCalcio.it in Grecia, Manos Staramopoulos, ha incontrato Tasos Strantzalis in un luogo che assomiglia più a un deposito di ricordi calcistici che a un ufficio. Le pareti parlano. Fotografie sbiadite, maglie cariche di sudore e storia. E lui, calmo, con uno sguardo che ha visto il calcio in modo diverso, più chiaro.
Un’intervista che è un viaggio nel tempo, tra passione, rimpianti e l’amore puro per il pallone.
L’inizio: “A Fotolivos il calcio era un respiro, non una professione”
Strantzalis parte dalle origini:
“A Fotolivos è lì che tutto ha inizio. Dove il calcio non era una professione, era un respiro. Sono nato il 31 agosto 1952, ma sono nato nel calcio qualche anno dopo, quando ho indossato per la prima volta la maglia del Doxa Drama.”
E sui primi anni:
“Ricordo la polvere. Ricordo le voci. Ricordo me stesso che inseguivo un pallone come se fosse l’unica cosa che contasse al mondo. Dal 1965 al 1968 sono cresciuto con la squadra. Non ero solo un giocatore. Ne facevo parte.”
La promozione in prima squadra: “Georgiadis mi diede fiducia, pesa più di qualsiasi contratto”
Nel 1969, Antonis Georgiadis lo promosse in prima squadra:
“Non mi ha dato solo un’opportunità. Mi ha dato fiducia. E la fiducia per un giovane calciatore pesa più di qualsiasi contratto.”
E l’esordio con due gol:
*“Sì… contro Alexandros il Grande. 7-0. I primi due erano miei. Quel giorno non capii cosa stesse succedendo. Giocavo e basta. Poi mi resi conto che la mia vita era cambiata.”*
Il numero 10: “Non mi piaceva la forza bruta, mi piaceva pensare”
Strantzalis racconta la sua filosofia di gioco:
“Non mi piaceva la forza bruta. Mi piaceva pensare. Il passaggio prima del passaggio. Il tiro quando serviva. Ero un numero 10. Uno di quelli che portano avanti la partita. Non urlavo. Lasciavo che fosse il pallone a parlare.”
E sul valore della maglia:
“Non è un modo di dire. È vero. Per il Doxa giocavo come se fosse casa mia. E lo era.”
Il trasferimento mancato all’AEK e la nazionale: “Una sola presenza, ma bastò”
Nel 1977, l’AEK era interessato, ma Loukas Barlos aveva sentito voci sulla sua salute:
“E finì tutto prima ancora di iniziare. Non mi sono inasprito. Il pallone lo sa.”
Sull’unica presenza in nazionale:
“Eppure, mi è bastato per capire cosa significa. A Praga, contro la nazionale cecoslovacca. Titolare. Con l’allenatore Lakis Petropoulos. Un momento che non dimenticherò mai.”
I numeri e l’assenza di titoli: “Il titolo era il mondo, il riconoscimento”
156 presenze in A’ Ethniki, oltre 500 in totale, senza un titolo:
“Il titolo era il mondo. Il riconoscimento. Magari non ho vinto nessuna coppa, ma ho conquistato l’attenzione di molti. E questo non si compra.”
Il calcio di oggi: “Più veloce, più forte, ma meno umano”
Strantzalis osserva il presente con lucidità:
“È più veloce. Più forte. Ma meno… umano. Manca il gol da 10 punti. Il calcio di punizione. Il creatore, il dribblatore.”
I pronostici: Brasile, Spagna, Portogallo, Germania, Argentina
Sui favoriti per il Mondiale:
“La nazionale brasiliana con Carlo Ancelotti sarà fortissima. La nazionale spagnola ha Lamine Yamal. Vedo anche la nazionale portoghese e quella tedesca. E ovviamente la nazionale argentina se gioca Lionel Messi.”
La Grecia e il messaggio: “L’OFI ha compiuto un’impresa con 7 greci in campo”
Strantzalis guarda con speranza al calcio ellenico:
“L’OFI ha compiuto un’impresa contro il PAOK. E con 7 greci in campo. Questo è il messaggio. Così erano Doxa Dramas, Larissa, Iraklis…”
Il rimpianto: “Rifarei tutto, perché non giocavo per i trofei. Giocavo per amore”
La domanda finale, la più intima:
“Se ti offrissero di nuovo una carriera? La vivrei allo stesso modo. Perché non giocavo per i trofei. Giocavo per amore.”
La conversazione si conclude come è iniziata: in silenzio. Tasos Strantzalis non ha bisogno di clamore. Era uno di quelli che facevano sembrare il calcio poesia. E forse, in definitiva, questo è il trofeo più grande.
Fonte: Europacalcio.it