Cagliari, Pavoletti: “Sognavo di chiudere con partita e gol ma ora è giusto salutarsi”
Leonardo Pavoletti è stato protagonista dell’ultimo Podcasteddu pubblicato sui canali ufficiali del Cagliari Calcio. Ecco alcuni passaggi del trentasettenne attaccante livornese ma ormai sardo d’adozione, partendo dal saluto che non sarà in campo domenica contro il Torino nell’ultima casalinga di questo campionato:
“Ci siamo, dopo tante battaglie, siamo arrivati al momento. Il calcio giocato con il Cagliari Calcio è finito, mi godrò l’estate con la mia famiglia, mi prendo una pausa per valutare il mio nuovo percorso. Fare il ritiro da infortunato e ritrovare la condizione è ancora più difficile […].
Il mio desiderio era quello di concludere con una partita, magari con un gol alla Unipol Domus, sarebbe stato quello che sognavo ma tra sogni e realtà ci passa il mare, mi ritrovo con un ginocchio operato e stagione finita. Arrivo a questo saluto, c’ero nella prima partita inaugurale e siamo ancora qua, tante partite, tante rimonte. La cosa buona è che non ho mai preso troppo sul serio la mia carriera, me lo sono guadagnato, in parte goduto e sono arrivato con tanto sacrificio.
Arrivo alla fine dei nove anni a Cagliari avendo dato veramente tutto a livello mentale e fisico, con la testa che so che è il momento giusto di staccarmi dal Cagliari, dal calcio giocato qui. Ho avuto paura di sporcare il mio nome, il ricordo, i bambini che crescono con la leggenda Pavoletti di Bari, Frosinone e altre partite all’ultimo secondo: già quest’anno qualche segnale c’era ma c’era un progetto da portare a termine, c’era fuori dal campo ancora bisogno di me; gli anni passano, il calcio va veloce e siamo arrivati al punto giusto per salutarci“.
CAGLIARI, PAVOLETTI NEL PODCASTEDDU: SECONDA PARTE
Alcuni reti da ricordare oltre a quelle storiche nelle rimonte già citate: “Mi ricordo il primo gol con il Genoa in casa e mi sblocco dopo sei mesi al Napoli; il gol di Firenze in una giornata sentitissima quando si doveva vincere una partita per la salvezza. La rabbia a Bari? Paura scampata, sapevo di non giocare titolare ma nemmeno di entrare così tardi, era più per la parola da mantenere al popolo sardo, volevo rimanere per riportarlo in Serie A”.
L’amore della gente: “Vedi un affetto, un rispetto che di solito danno a grandi personaggi, non voglio fare il finto umile, qualcosa di buono ho fatto ma non mi sono mai sentito un campione. Ogni momento vado in città mi diverto, gli occhi della gente sorridono“.
Gli infortuni: “Ho avuto in passato problemi muscolari, poi divento più professionale e attento a tutto, riscaldamenti più lunghi ed è quello che dico anche agli altri, ti allunga la carriera, trovare altre risorse e capire meglio il tuo corpo”.
Il messaggio finale: “Spero un giorno di riuscire in pace verso il popolo sardo e ripagare questo pegno d’amore“.
Qui la puntata completa del Podcast mentre il club isolano ringrazia il capitano, 231 gare e 52 reti in rossoblù ricordando che Cagliari sarà sempre casa sua.
Fonte: Europacalcio.it