Delio Rossi: “Di Canio? No ai coni giallorossi. Ljajic? Scivolai. E il tuffo con Suor Paola…”
Delio Rossi si racconta: “Di Canio rifiutava i coni giallorossi. La rissa con Ljajic? Scivolai. E Suor Paola e il tuffo nel Fontanone“. Tutti gli aneddoti di un tecnico senza filtri
Delio Rossi, esperto allenatore italiano fermo dopo l’ultima esperienza al Foggia nel 2025, ha parlato a La Gazzetta dello Sport tra ricordi e aneddoti. Un’intervista a cuore aperto, in cui il tecnico romagnolo ripercorre la sua carriera, tra episodi divertenti, momenti difficili e la passione per il calcio che non si è mai spenta.
Dalla promessa a Suor Paola al gesto che cambiò la sua carriera (la scazzottata con Adem Ljajic), passando per la scaramanzia laziale di Paolo Di Canio. Rossi si mette a nudo.
Il futuro: “Non posso fare l’elettricista, resto allenatore”
Rossi non esclude un ritorno in panchina:
“Di certo non mi posso riciclare! Non è che ora posso mettermi a fare l’elettricista, non so nemmeno cambiare una lampadina. Sarò sempre un allenatore di calcio. L’ultima esperienza, quella al Foggia nel 2025, l’ho fatta perché penso che quando hai avuto qualcosa da un territorio e quella piazza ti chiama, indipendentemente dalla categoria tu devi essere presente. Altrimenti la Serie C non l’avrei mai fatta. La mia aspirazione è sempre stata un’altra: volevo allenare i bambini, poi il destino ha voluto altro. Però se qualcuno ora dovesse interessarsi alla mia figura mi renderei disponibile, perché no.”
Il tuffo nel Fontanone e Suor Paola: “Una promessa a Dio”
Uno degli aneddoti più celebri riguarda Suor Paola:
“Ogni giovedì sera andavamo tutti a cena da Suor Paola. Fu lì che mi disse del suo voto: ‘Se domenica vincete il derby mi tuffo in una fontana’. Le ho risposto che se lo avesse fatto lei, lo avrei fatto anche io. Quel derby lo vincemmo 3-0, era il dicembre del 2006. Dopo la partita tornai in hotel con Maurizio Manzini, il team manager, al quale arrivò una telefonata proprio di Suor Paola. Si chiedeva dove fossi e gli disse che lei mi aspettava al Fontanone del Gianicolo. ‘Una promessa fatta a un’ecclesiastica è una promessa fatta a Dio’, ci disse. Allora io presi il costume che avevo con me e andai in città per fare il mio tuffo. Non c’era Suor Paola! Lei questi scherzi li faceva… però io mi sono tuffato lo stesso. Era una promessa privata, ma a quanto pare fu lei a dire a tutti i giornalisti che avevamo fatto questo patto: già dopo il derby in sala stampa non mi chiesero altro…”
Di Canio e i coni giallorossi: “Laziale fino al midollo”
Rossi ricorda un episodio con Paolo Di Canio:
“Lui era sempre il primo quando facevamo gli esercizi in allenamento. Un giorno facemmo un esercizio con dei paletti, un circuito. Paolo si avvicina e mi dice: ‘Mister, io questo esercizio non lo faccio’. Ho risposto: ‘Ma che sei matto? Dietro c’è tutta la fila, perché non vuoi farlo?’. Mi ha risposto così: ‘Se lei non cambia i colori degli ostacoli, io non lo faccio’. Avevo messo, involontariamente, i coni gialli e rossi in sequenza e per questo non voleva cominciare. Vuol dire essere laziali fino al midollo.”
Lo scontro con Ljajic: “Scivolai con le scarpe da tennis”
L’episodio che cambiò la sua carriera:
“Le dico questo proverbio, a cui sono molto legato: per dare un giudizio su una persona, una situazione, devi camminare, due giorni, due notti, con i suoi stessi mocassini. È facile fare le persone perbeniste, oppure le persone ipercritiche, stando seduti sul divano. Le situazioni le devi vivere sulla tua pelle. In quell’episodio si sono verificate una serie di condizioni sfavorevoli: io ho capito subito che cosa mi ha detto quando l’ho sostituito, e ho avuto la sfortuna di scivolare in quel momento perché avevo le scarpe da tennis e lui l’ha presa come un’aggressione. Da lì siamo partiti a inveire. Un altro più democristiano avrebbe aspettato la fine del primo tempo, si sarebbe fatto passare la cosa sopra e avrebbe parlato con il giocatore lontano dalle telecamere, ma io non sono così: io quando sento di dover agire, agisco. Ma è stata una cosa più scenica che effettiva, nonostante sia stata subito molto giudicata.”
E sulle conseguenze:
“Io poi ho chiesto scusa al ragazzo e a tutti e il rapporto con la Fiorentina è rimasto integro: sarò anche presente a Firenze per il centenario; tuttavia, credo che – per l’immagine che l’opinione comune si fece di me – da quel momento la mia carriera sia cambiata.”
Delio Rossi è stato e resta un uomo di cuore, impulsivo, sincero. Con i suoi pregi e i suoi difetti. Con la passione per il calcio che non l’ha mai abbandonato. E la voglia di tornare, un giorno, a sedersi su una panchina. Perché, come dice lui, “non so fare altro”. E forse, è proprio questa sincerità a renderlo unico.
Fonte: Europacalcio.it