Angella: “Perugia, era il momento di separarsi. Sul mio futuro…”
Fonte immagine di copertina: ©2026 Roberto Settonce/7oz. Photo Agency
ANGELLA PERUGIA – Circa una decina di giorni fa, il Perugia ha annunciato l’addio del capitano Gabriele Angella (QUI IL COMUNICATO UFFICIALE), 37 anni e nel club umbro dall’estate 2019. Il contratto del difensore sarebbe scaduto nel 2027. Con la maglia del Grifo, in sette stagioni totali, il giocatore ha messo assieme 152 presenze, impreziosite da 3 gol e 3 assist.
Non sono state, specie queste ultime tre, annate facili per il Perugia, piazza che non ha nulla a che vedere con la parte destra della classifica di Serie C. Ma, relativamente ad Angella, una cosa si può mettere nero su bianco: si è sempre battuto e ha sempre dato tutto sé stesso per i colori biancorossi. Inoltre, statistiche alla mano, nelle 152 gare in cui l’ex Watford e QPR è sceso in campo, il Perugia non ha subito gol per ben 51 volte. Senza dimenticare l’ulteriore significativo dato in accordo del quale le volte in cui Angella ha preso voto, la squadra ha portato a casa punti (vittoria o quantomeno pareggio) il 73% delle volte.
In esclusiva a EuropaCalcio.it, il calciatore è voluto tornare sul proprio addio dal club di Javier Faroni. Gabriele esordisce così: “Per prima cosa voglio ringraziare la società. Non so ancora che cosa farò e valuterò strada facendo. Mi piacerebbe iniziare un nuovo percorso di crescita vicino a un direttore sportivo, non avendo ancora esperienza in questo ruolo sarebbe necessario. Ma a Perugia non si sa ancora chi sarà il direttore sportivo del prossimo anno“.
Mi dia tre nomi.
“Non è facile. Ma se devo fare dei nomi, dico Francesco Cangi della Pianese, Angelo Antonazzo del Giugliano e Jacopo Giugliarelli delle Dolomiti Bellunesi“.
Quand’è che ha deciso di non proseguire con la maglia del Perugia?
“Un mesetto prima dalla fine del campionato, precisamente dal derby in casa della Ternana: ero in panchina e sono entrato solo alla fine del primo tempo. Devo dire che ci sono rimasto male, anche perché poi nella ripresa abbiamo agguantato il pareggio, ed è stato un punto fondamentale in chiave salvezza“.
Sempre riguardo questa stagione, cos’è che non ha funzionato? Mi riferisco soprattutto al periodo della gestione Braglia.
“Dico intanto che andava dato più tempo a Cangelosi: erano sì arrivate le sconfitte contro Ascoli e Ravenna, che poi hanno lottato per i primissimi posti, ma la squadra c’era e un’idea l’avevamo. Circa Braglia, quando è arrivato mi ha subito tolto la fascia per darla a Giovanni Giunti, un ragazzo speciale che ho cresciuto. Il tutto con il placet della società, evidentemente pensavano che il problema fossi io, i fatti invece hanno dimostrato l’esatto contrario“.
Avete mai avuto modo di confrontarvi?
“No. Ma dal momento che anche il club è d’accordo, cosa avrei dovuto dire? Quando è arrivato Giovanni Tedesco le cose sono cambiate: lui ci ha aiutato, dato fiducia e noi anche lo abbiamo aiutato. Si tratta di una grande persona che mi ha ridato la fascia e a piccoli passi siamo risaliti, anche dopo le sconfitte siamo sempre stati vicini a Tedesco. Per come si erano messe le cose, questa salvezza è stata un miracolo sportivo, so che dire così a Perugia equivale a una bestemmia, ma i fatti sono fatti. Si è visto poi che il problema non eravamo né io né gli altri veterani, e questo lo ha detto anche il Direttore Generale Hernán Garcia Borras, il quale si è sempre comportato bene“.
A livello individuale, qual è stato il suo momento chiave di questa stagione?
“Nelle 23 partite che ho giocato, la media punti della squadra è stata alta. Di momenti te ne dico due: quando ho segnato alla Vis Pesaro, e quando siamo riusciti a pareggiare a Terni. Come ho già detto, è stato un punto vitale“.
Dopo il pareggio di Forlì all’ultima giornata, ha pubblicato sui social la foto di un cammello. Può spiegare il significato?
“È un grande simbolo perché il cammello è un animale umile che non molla mai nei momenti difficili. Anche quando deve camminare con più di 50 gradi raggiunge sempre la meta anche a piccoli passi. Senza dimenticare le gobbe, che simboleggiano alla perfezione il sali-scendi della nostra vita. Mi piacevano questi significati“.
Sette anni sono tanti. Cosa ricorda in particolare di questo lungo arco temporale con la maglia del Perugia?
“La cavalcata dalla Serie C alla B con Caserta è stata qualcosa di emozionante. Personalmente dovevo anche sdebitarmi con il Perugia perché l’anno prima avevo rimediato un’espulsione all’ultima giornata di campionato contro il Venezia e non avevo potuto giocare il playout contro il Pescara: mi si era chiusa la vena ed è l’unico episodio di cui mi pento di queste sette stagioni. Ero rimasto a Perugia proprio per riscattarmi con la maglia biancorossa.
Ricordo con piacere anche l’annata con Alvini in panchina, eravamo la seconda difesa del campionato. Con Castori invece ebbi qualche problema a livello di scelte, infatti feci solo 16 presenze e retrocedemmo. Ho sempre cercato di dare il massimo e di essere una persona seria e schietta, ma sempre per il bene del gruppo. Poi purtroppo, da quando eravamo retrocessi nel 2023, sono stati fatti pochi investimenti. Così è difficile risalire perché in tre gironi una sola è promossa in automatico, per provare a vincere il campionato è necessario investire e mettere i soldi“.
Nominandomi diversi allenatori, mi ha fatto un assist incredibile a questa domanda: cosa intendeva Silvio Baldini quando disse che il Perugia non era una famiglia?
“Posso dire che il gruppo era invece una famiglia e con Baldini tutti i ragazzi si sono comportati benissimo. Purtroppo non erano arrivati i risultati sul campo, ma sfido chiunque a dire che noi non ci fossimo impegnati. Tanto che, quando comunicò la scelta di andarsene, andai da Baldini per chiedergli di restare. Ci era molto dispiaciuto sentire quella frase, che peraltro Baldini non ha mai spiegato fino in fondo cosa volesse dire, anche questo è giusto sottolineare. Io poi sarò sempre grato a questo allenatore, perché fu proprio lui a farmi esordire anni prima in Serie B con l’Empoli“.
Cosa significa essere capitano del Perugia?
“Intanto un onore, e altresì una grande responsabilità. Devi conoscere la storia del Grifo e sapere che i tifosi sono molto appassionati. Mi sono sempre preso le mie responsabilità e mai mi sono tirato indietro, rispettando tutti. Rimarrò sempre legato a questa piazza, del resto ho anche deciso di rimanere a vivere a Perugia. Ora vediamo quello che succederà“.
Sempre sul suo futuro: lei non ha ancora annunciato l’addio al calcio. Le sono arrivate delle offerte?
“Al momento nulla, lo dico con la massima sincerità. Intanto me ne vado in vacanza“.
RIPRODUZIONE RISERVATA – La riproduzione dell’articolo è consentita previa citazione della fonte EUROPACALCIO.IT
leggi anche:
- Lazio-Basic, è finita: il croato va al Venezia a parametro zero
- Napoli, idea Laurent Blanc: De Laurentiis sogna il colpo a sorpresa
- Cardinale licenzia tutti: Furlani, Moncada, Tare e Allegri fuori; Ibra…
Fonte: Europacalcio.it