Butez: “Fabregas è il top. Al Como decido io quando attaccare”

Jean Butez è sempre più centrale nel progetto del Como. L’estremo difensore francese è il titolare inamovibile tra i pali dei lariani grazie alla grande capacità d’impostazione, caratteristica per la quale mister Fabregas stravede. Il classe ’95 ha appena rinnovato il contratto con il club lombardo fino al 2030 e ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, ha rilasciato un’intervista in cui ha parlato del suo modo di giocare e proprio del rapporto con il tecnico spagnolo. Di seguito le sue parole.

BUTEZ: “FABREGAS MI DÀ LIBERTÀ, SCELGO IO SE GIOCARE CORTO O LUNGO”

RINNOVO – “Per me il rinnovo è un segno di rispetto. Credo sia anche la dimostrazione che me lo merito per il lavoro che ho fatto e per quello che abbiamo conquistato tutti insieme, staff e giocatori. È una cosa fantastica da parte della società e anche per me, per la mia stabilità e il mio futuro, perché sono davvero felice qui con la mia famiglia”. 

STILE DI GIOCO – Scelgo io se giocare corto o lungo, ovviamente dopo il lavoro fatto con Fabregas. Se la pressione è molto alta e giocano l’uomo contro uomo, c’è la possibilità di lanciare lungo per trovare chi davanti possa puntare l’avversario. Se invece non c’è pressione, allora possiamo costruire dal basso. Io li aiuto in questa scelta parlandoci, per fornirgli quante più informazioni possibile, e soprattutto quelle giuste, così da aiutarli a trovarsi nella posizione migliore. Parliamo molto anche prima delle partite, per individuare caratteristiche diverse a seconda dell’attaccante che affrontiamo; magari stabiliamo che è meglio fare blocco su un determinato corner o un movimento specifico. Si tratta sempre di adattarsi e, ovviamente, in campo si deve decidere in fretta. Per questo cerco di essere veloce anche nella mia comunicazione”. 

IDOLO – “Non ho un vero e proprio riferimento, mi piace osservare stili differenti. Ovviamente prediligo Neuer, Ter Stegen, Ederson… portieri che giocano in squadre con molto possesso e molto coinvolti nella costruzione del gioco. Studio anche altri stili, per esempio De Gea: grandi parate e ottimi riflessi. Dedico molto tempo anche a rivedere me stesso. Può sembrare un po’ egocentrico ma è davvero importante, per crescere, analizzarsi per poi potersi adattare allo stile dell’allenatore”. 

Fonte: Europacalcio.it

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