FIFA, Infantino resiste: i rivali cambiano strategia
FIFA: Infantino tra potere elettorale e assedio istituzionale
La posizione di Gianni Infantino alla guida della FIFA appare più fragile che in passato, ma i suoi avversari stanno scoprendo una verità scomoda: indebolire politicamente un presidente non equivale a rovesciarlo. Il numero uno della FIFA attraversa il momento più complesso del suo mandato. Il fallito tentativo di aprire le competizioni principali agli investitori privati ha innescato un terremoto: UEFA, AFC e CONCACAF hanno reagito con durezza, la Francia ha ritirato il sostegno e il dibattito sul futuro della FIFA ha smesso di essere un sussurro nei corridoi del potere.
Eppure Infantino resta saldo.
La forza nei voti delle federazioni minori
La sua forza risiede dove i rivali europei faticano a penetrare: nelle federazioni di piccole e medie dimensioni. Al Congresso FIFA, il voto di una superpotenza calcistica vale esattamente quanto quello di un piccolo Paese. Infantino conosce questo gioco elettorale meglio di chiunque altro. Africa, Oceania e Sud America continuano a rappresentare baluardi solidi contro l’offensiva europea. Per molte federazioni, l’attuale presidente resta associato a maggiori finanziamenti, progetti di sviluppo e una presenza più capillare della FIFA sul territorio.
Il dilemma europeo: malcontento senza candidato
È qui il paradosso della UEFA. Il malcontento esiste, ma manca un avversario credibile. Nasser Al-Khelaifi ha escluso una candidatura. Victor Montagliani difficilmente si lancerà senza certezze di vittoria. Finché non emergerà una figura capace di unire Europa, Asia, Africa e America, una sconfitta elettorale contro Infantino potrebbe persino rafforzarlo.
Verso Rabat 2027: non solo rielezione
Per questo il gioco sta cambiando. Se non riusciranno a strappare la presidenza, gli oppositori valuteranno come ridurne i poteri: maggiori controlli istituzionali, più responsabilità per il segretario generale, trasparenza rafforzata e limiti alle decisioni strategiche e commerciali del presidente. La battaglia che precede il 18 marzo 2027 a Rabat assume così un carattere diverso. Infantino potrebbe ancora avere i numeri dalla sua parte, ma non gode più della calma politica di un tempo. E forse è questo il cambiamento più grande: l’uomo che difficilmente può perdere le elezioni rischia di vincere una presidenza sensibilmente meno potente di quella che conosce oggi.
Ti potrebbe interessare
Fonte: Europacalcio.it