Italia-Turchia, cosa ci ha restituito davvero la Nazionale
Non è il 3-1 a raccontare la nuova Italia
Il risultato conta, ma stavolta non basta. Italia-Turchia ha restituito soprattutto una fotografia più nitida della Nazionale di Roberto Mancini.
Dopo il 4-1 di Bursa e l’ottimo 1-1 contro la Francia a Saint-Denis, gli Azzurri hanno chiuso il primo ciclo di Nations League battendo nuovamente la squadra di Vincenzo Montella. Tre punti che valgono il secondo posto nel girone e la certezza di chiudere almeno al terzo posto, con il conseguente status di testa di serie nel sorteggio delle qualificazioni europee.
Ma il dato più importante è un altro: questa Italia ha finalmente cominciato a produrre risposte.
Mancini ha scoperto di avere più Italia
A Bologna il commissario tecnico ha cambiato nove undicesimi rispetto alla partita con la Francia. Non è un dettaglio.
Significa che Mancini sta cercando di costruire una Nazionale nella quale la maglia da titolare non rappresenti un diritto acquisito, ma una conseguenza della condizione e delle caratteristiche del momento.
La partita non è stata brillante come quella di Bursa. Il primo tempo è stato più complicato, la Turchia ha avuto momenti di maggiore fluidità e dopo il pareggio di Aral Simsir l’Italia ha dovuto ritrovare equilibrio.
La reazione, però, è arrivata attraverso giocatori entrati dalla panchina: Riccardo Calafiori, Michael Kayode e Pio Esposito hanno cambiato il volto della squadra.
È esattamente ciò che serve a una Nazionale che vuole tornare competitiva: non undici titolari, ma una rosa.
Scamacca, Calafiori e Pio Esposito: tre segnali diversi
Il gol di Gianluca Scamacca ha un valore particolare. L’attaccante dell’Atalanta ha sfruttato un pallone vagante e ha segnato la seconda rete della sua carriera in azzurro. Non una semplice rete, dunque, ma un segnale per un giocatore che Mancini considera ancora recuperabile.
Poi è arrivato Riccardo Calafiori.
Il difensore, entrato nella ripresa, ha segnato di testa il 2-1 tornando al gol proprio al Dall’Ara, lo stadio che lo aveva consacrato con la maglia del Bologna. È una fotografia perfetta della nuova Italia: giocatori già conosciuti che cercano una seconda occasione e giovani che chiedono spazio.
Infine Pio Esposito. Il centravanti ha chiuso la partita all’87’ e ha raggiunto quota sette gol in tredici presenze con la Nazionale. Numeri che, a questo punto, non possono più essere considerati soltanto una curiosità.
La vera sorpresa è la profondità
Il dato che più dovrebbe interessare Mancini è la quantità di giocatori che stanno bussando alla porta.
Michael Kayode ha segnato all’esordio contro la Turchia a Bursa. Sebastiano Esposito ha debuttato nella stessa partita. Giorgio Scalvini ha trovato continuità. Francesco Pio Esposito ha confermato il feeling con il gol. Issa Doumbia, Antonio Vergara e gli altri giovani chiamati dal ct stanno entrando progressivamente nel progetto.
E a Bologna anche Alessandro Romano ha ricevuto una risposta positiva da Mancini, che lo ha elogiato pubblicamente: «Ha fatto una buona gara, ha dimostrato che può fare anche la mezzala».
Questa è probabilmente la conquista più importante delle quattro partite.
Il Belgio resta il promemoria da non cancellare
Sarebbe però un errore trasformare il percorso in una favola senza contraddizioni.
Il 2-0 subito dal Belgio all’esordio resta lì. Così come resta la consapevolezza che contro avversari di livello l’Italia dovrà mantenere la qualità mostrata a Parigi, dove il pareggio 1-1 contro la Francia è arrivato dopo una partita nella quale Gianluigi Donnarumma è stato decisivo.
Lo stesso Mancini ha invitato alla continuità: «Dobbiamo continuare così, a novembre dobbiamo essere pronti a giocarci tutto in Belgio».
Ed è proprio questa la parola chiave: continuità.
Italia-Turchia ha restituito soprattutto una direzione
Quattro partite non bastano per stabilire dove possa arrivare questa Nazionale. Bastano però per capire che qualcosa è cambiato.
L’Italia ha perso male contro il Belgio, reagito con il 4-1 alla Turchia, resistito a Parigi e vinto nuovamente a Bologna. Nel frattempo ha fatto debuttare diversi giovani e ha recuperato giocatori che sembravano lontani dal centro del progetto.
Italia-Turchia, quindi, non ha restituito una Nazionale già pronta.
Ha restituito qualcosa di più utile: una direzione.
E per una squadra che sta ancora cercando la propria identità, sapere dove andare può essere persino più importante di sapere dove si arriverà.
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Fonte: Europacalcio.it