Pepe e Sculli, caso agenti: accuse penali e nodo sportivo

La vicenda che coinvolge gli ex calciatori Simone Pepe e Giuseppe Sculli si sviluppa su due fronti, quello giudiziario e quello sportivo. La Procura di Roma ha chiuso le indagini preliminari contestando ai due, insieme ad altri soggetti, presunte irregolarità nell’attività di rappresentanza di alcuni calciatori. Le accuse comprendono esercizio abusivo della professione di agente sportivo, falso e tentata estorsione. Si tratta, tuttavia, di ipotesi accusatorie che dovranno essere valutate nelle successive fasi processuali.

Le contestazioni: contratti e richieste economiche

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Pepe e Sculli avrebbero svolto attività riservate agli agenti abilitati, seguendo trattative e rapporti con giovani calciatori pur senza possedere i requisiti necessari. Nell’inchiesta compaiono anche il procuratore Luigi Iachini Bellisarii e l’avvocato Alessandro Buccieri.

Tra i giocatori citati nelle ricostruzioni giornalistiche figurano Costantino Favasuli e Davide Bettella. Secondo l’accusa, dopo la volontà di interrompere i rapporti professionali sarebbero state richieste somme ingenti sulla base di contratti contestati dagli investigatori. La difesa ha respinto le accuse, sostenendo anche che una perizia calligrafica disposta in sede di giustizia sportiva avrebbe confermato l’autenticità delle firme.

Il rischio penale e la sanzione sportiva

La chiusura delle indagini non equivale a una condanna: spetterà all’autorità giudiziaria stabilire se le contestazioni siano fondate. Sul piano sportivo, occorre invece fare riferimento agli eventuali provvedimenti ufficiali degli organi competenti.

Fonte: Europacalcio.it

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