Cristiano Ronaldo lascia il Portogallo: finisce un’era lunga 23 anni
I grandi addii non sempre arrivano con la celebrazione che meriterebbero. A volte si consumano tra polemiche, incomprensioni e un velo di malinconia. È il caso di Cristiano Ronaldo, che il 5 novembre ha annunciato la fine della propria avventura con la nazionale portoghese, chiudendo un capitolo iniziato nell’agosto 2003.
I numeri raccontano da soli la dimensione del protagonista: 234 presenze e 146 gol, entrambi record assoluti nel calcio internazionale maschile. Ma ridurre il suo percorso a una statistica sarebbe ingeneroso.
Dalle lacrime del 2004 alla gloria del 2016
Il primo grande appuntamento mancato arrivò a Euro 2004, quando il Portogallo perse in finale contro la Grecia di Otto Rehhagel. Dodici anni dopo, a Parigi, la storia cambiò. Infortunato durante la finale contro la Francia, Ronaldo fu costretto a lasciare il campo in lacrime, ma continuò a sostenere i compagni dalla panchina. Il gol decisivo di Éder consegnò ai lusitani il primo titolo europeo.
A quel trionfo seguirono le Nations League del 2019 e del 2025. Un’eredità costruita attraverso generazioni, record e una mentalità vincente che ha contribuito a cambiare la percezione internazionale del calcio portoghese.
L’ultimo capitolo tra Ronaldo e Jorge Jesus
La separazione, tuttavia, non è stata priva di tensioni. Il rapporto con il commissario tecnico Jorge Jesus si è incrinato dopo la decisione di lasciare il ritiro senza autorizzazione. Sono arrivati una squalifica di 30 giorni e una multa, prima dell’annuncio definitivo.
«È arrivato il giorno di restituire la maglia numero 7 della nostra nazionale», ha scritto Ronaldo nel suo messaggio.
La sua ultima partita resta quella del 24 settembre contro il Galles. Il capitano saluta, ma la sua storia con il Portogallo non finirà con una decisione disciplinare o una polemica. Resteranno i gol, i trofei e l’impronta di un campione che ha segnato un’intera epoca.
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Fonte: Europacalcio.it