Infantino, la UEFA sfida la FIFA: è crisi ai vertici

La crisi Infantino entra in una nuova fase

La partita più delicata del calcio internazionale non si gioca in campo. Si gioca nei palazzi della FIFA, dove Gianni Infantino sta affrontando la più seria contestazione politica da quando è diventato presidente dell’organizzazione.

Il progetto della FIFA Forward Enterprise, che prevedeva l’ingresso di investitori privati nella nuova società destinata a gestire i principali diritti commerciali delle competizioni FIFA, è stato ritirato dopo la reazione durissima delle confederazioni. L’operazione avrebbe dovuto raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari su una valutazione iniziale di circa 20 miliardi.

Il passo indietro, però, non ha chiuso la crisi. Ha prodotto l’effetto opposto.

UEFA, AFC e CONCACAF contro Infantino

Il punto di svolta è arrivato il 10 agosto. UEFA, AFC e CONCACAF, tre delle sei confederazioni continentali riconosciute dalla FIFA, hanno sottoscritto una presa di posizione congiunta accusando la leadership di Infantino di aver compromesso la fiducia all’interno del calcio mondiale e chiedendo un cambiamento ai vertici.

La contestazione non riguarda soltanto la FIFA Forward Enterprise. Il nodo è il metodo con cui il progetto è stato elaborato e presentato alle federazioni, senza un confronto preventivo con le confederazioni e gli altri principali interlocutori del sistema.

Ed è proprio questo il punto che rischia di trasformare una crisi nata da un progetto commerciale in una vera battaglia sulla governance del calcio mondiale.

Il fronte contrario si allarga

Il sostegno a Infantino non è però scomparso. La CAF ha confermato il proprio appoggio al presidente della FIFA, mentre anche in Sud America rimangono importanti alleati.

Nel frattempo, diverse federazioni europee hanno già ritirato il proprio sostegno alla candidatura di Infantino per la rielezione. Galles, Svezia, Serbia e altre associazioni hanno preso le distanze, mentre il fronte europeo lavora alla possibilità di individuare un candidato alternativo per le elezioni presidenziali del 2027.

La situazione è quindi molto diversa da quella di poche settimane fa, quando la rielezione di Infantino sembrava praticamente scontata.

Trump scende in campo: la partita diventa politica

A rendere ancora più delicato lo scenario è intervenuto oggi Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha difeso apertamente Infantino, sostenendo che sarebbe un errore gravissimo rimuoverlo dalla guida della FIFA.

Il rapporto tra Trump e Infantino è diventato particolarmente stretto durante il Mondiale 2026, organizzato tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il sostegno americano aggiunge così una dimensione politica a una crisi che fino a pochi giorni fa sembrava principalmente istituzionale e commerciale.

La sfida per il 2027

Il vero obiettivo della battaglia è ora la presidenza della FIFA. Infantino resta in carica, ma per la prima volta il suo controllo sul sistema appare realmente contestato.

Il progetto commerciale è stato fermato. La protesta, invece, è rimasta.

Ecco il punto: UEFA, AFC e CONCACAF non stanno più discutendo soltanto di una proposta economica. Stanno mettendo in discussione la leadership di Gianni Infantino e il modo in cui viene esercitato il potere all’interno della FIFA.

La corsa alle elezioni del 2027 è appena cominciata. E, per la prima volta dall’elezione di Infantino nel 2016, il risultato non appare più scritto in anticipo.

Fonte: Europacalcio.it

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