Yildiz: “Juve, ti scelgo. E ad Allegri devo tutta questa vita”
Yildiz si racconta: “240 km al giorno per inseguire un sogno. Al Bayern mancava la fiducia, qui l’ho trovata. E il mio futuro è alla Juventus”
Un’infanzia di sacrifici, chilometri percorsi in macchina con il padre, la delusione per la mancata fiducia ricevuta al Bayern Monaco e poi l’amore per la Juventus, la gratitudine per Massimiliano Allegri e la consapevolezza di essere nel posto giusto. Kenan Yildiz, numero 10 bianconero, si racconta in una lunga intervista al Corriere dello Sport con Ivan Zazzaroni, partendo proprio da una battuta sull’uomo che un giorno lo definì “giocatorino”.
Ne esce il ritratto di un ragazzo maturo, consapevole, legatissimo alla famiglia e con le idee chiarissime sul suo futuro.
Le origini: “240 km tra andata e ritorno per andare ad allenarmi”
L’infanzia di Yildiz è stata tutto tranne che normale:
“Per quattro anni, subito dopo la scuola, tornavo a casa, prendevo la borsa del calcio e mi facevo accompagnare a Monaco da mio padre. Rientravamo alle nove di sera, spesso anche più tardi, tre volte alla settimana. Duecentoquaranta chilometri tra andata e ritorno.”
Poi il trasferimento in Germania e l’educazione rigorosa dei genitori:
“Mi hanno insegnato a non sentirmi migliore degli altri. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza molto controllate. Come dite voi? Misurate. Se spendevo anche una piccola cifra per le scarpe e i vestiti, doveva bastare per tutto il mese. Mia madre mi diceva: ‘Aspetta il prossimo’.”
La scelta della Juve: “Al Bayern mancava la fiducia”
Il passaggio alla Juventus non è stato solo tecnico, ma soprattutto emotivo:
“Sono qui da quattro anni e tutti mi hanno sempre mostrato grande fiducia, quella che era mancata al Bayern ad esempio. Non per soldi, non ce ne furono. Tanti problemi al Bayern. Ci sono stato undici anni e non ho mai avvertito la loro fiducia, c’era sempre qualcuno che era meglio di me. È stato facile, direi naturale andare via.”
La gratitudine per Allegri e il paragone con Del Piero
Yildiz non dimentica chi ha creduto in lui:
“Allegri? Gli devo tanto, tutta questa vita, per come è cominciata. Provo gratitudine anche per Montella che mi ha portato in nazionale.”
Sul paragone con Alessandro Del Piero, il numero 10 è netto:
“Non mi piace questo genere di paragone perché io ho appena cominciato mentre lui è una leggenda mondiale, fa parte della storia della Juve e del calcio… Voglio costruirmi una storia tutta mia, lasciare qualcosa di mio.”
La famiglia, il fratello e la Nazionale
La famiglia è il centro di tutto. I genitori sono anche i suoi agenti, e il fratello (non di sangue, ma di fatto) è Can Uzun, giocatore dell’Eintracht Francoforte:
“Figlio unico? No, non è così, un fratello ce l’ho, è Can Uzun che gioca nell’Eintracht. Siamo cresciuti insieme, insieme in squadra, insieme in nazionale, come un vero fratello, ci sentiamo tre volte al giorno.”
Sulla scelta di giocare per la Turchia:
“Perché in Germania non mi consideravano, non ero buono, chiamavano sempre un altro. Non ero soltanto io ad avere una certa consapevolezza delle mie capacità. Da ragazzino in tutti i tornei ai quali partecipavo venivo premiato come mvp. A otto anni giocavo contro quelli di 18, io piccolino.”
Il futuro è bianconero
Yildiz non ha dubbi:
“Il mio futuro è qui.”
Sul rinnovo, lascia fare ai genitori:
“Hanno fatto tutto i miei genitori, questa è sempre stata la mia idea: io penso al mio lavoro, al resto provvedono loro.”
E scherza sul suo ruolo preferito:
“A sinistra, quando parto da sinistra e posso entrare nel campo. Mi piace questa libertà.”
Un talento cristallino, con i piedi per terra e la testa già proiettata verso un futuro da protagonista. Alla Juventus, naturalmente.
Fonte: Europacalcio.it