Marotta: “Se vinco la Champions posso smettere. Chivu rinnova”
Marotta a tutto campo: “Se vinco la Champions posso smettere. Chivu? Il rinnovo è solo un atto formale. Alla politica chiediamo leggi, non soldi. E su Palestra e Pio Esposito…”
Il presidente e amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta, è intervenuto durante il panel a lui dedicato nell’ambito del Festival della Serie A a Parma. Un’occasione per affrontare diversi temi: dalla scelta di Cristian Chivu alla vittoria dello Scudetto, dal ruolo dei giovani alla necessità di un nuovo stadio, passando per l’ambizione di vincere la Champions League e la crisi del calcio italiano.
La scelta di Chivu e il rinnovo: “Solo un atto formale”
Marotta ha ripercorso la decisione di affidare la panchina a Cristian Chivu:
“Una delle prerogative del manager è avere coraggio e consapevolezza. Noi eravamo reduci da una debacle a Monaco, con l’addio di Inzaghi preventivato, tutto si brucia con una facilità estrema nello sport. Noi avevamo forte in mente il modello di riferimento della proprietà, dovevamo trovare un profilo che lo identificasse e abbiamo deciso in poche ore di affidare la gestione della squadra a Chivu. Nonostante pressioni e condizionamenti siamo andati avanti per la nostra strada.”
Sul rinnovo del tecnico:
“Firma sul rinnovo? Un atto formale, la volontà di proseguire su questo percorso è stata accordata e sarà messa nero su bianco.”
L’ambizione Champions: “Se la vinco, potrei smettere”
Marotta non nasconde il sogno nel cassetto:
“In pensione se vincessi la Champions? Potrei. La Champions rispetto a un campionato nazionale è molto diversa, è come se fosse una tappa e non sempre vince il più forte. Passa attraverso un sorteggio, che può essere più o meno facile, quindi devono esserci circostanze favorevoli. Poi la Champions non ha una linearità di calendario e se nei momenti in cui giochi hai situazioni complicate è difficile. Speriamo che la fortuna possa assisterci in futuro.”
Lo stadio di proprietà: “Un’esigenza, San Siro è datato”
Marotta ha sottolineato la necessità di un nuovo impianto:
“San Siro rappresenta uno stadio datato con aspetti che non sono migliorabili e lo stadio nuovo è un’esigenza. Grazie alla nostra proprietà e a quella del Milan noi stiamo andando avanti. Le grandi opere dovrebbero essere sotto il cappello del ministero delle infrastrutture per snellire un processo che oggi è macchinoso. Avere una propria casa ti dà un senso di appartenenza e la forza in più che ti porta a raggiungere anche più punti in classifica.”
I giovani: “Pio Esposito dal vivaio, su Palestra prudenza”
Marotta ha parlato del valore dei giovani:
“Siamo orgogliosi di avere vinto lo Scudetto e avere valorizzato alcuni nostri giovani. Pio Esposito viene dal settore giovanile e non è facile, il coraggio di fare giocare i giovani va di pari passo con la pressione a livello mediatico.”
Sull’interesse per Marco Palestra:
“Io ho avuto la possibilità di gestire tanti talenti che non sono diventati campioni, qualità tecniche e tattiche che poi non vengono trasformate. Se non ci sono certi valori umani ci si ferma al talento e non si diventa campioni. Io ho avuto a che fare con Cristiano Ronaldo e devo dire che lui è un vero campione. Quando ci si trova davanti ad atleti come Pio Esposito e Palestra, bisogna essere in grado di non caricarli troppo di pressioni. Oggi rappresentano il futuro, ma voglio essere prudente: da una parte poi c’è un valore che per noi è stato a costo zero come Pio Esposito, mentre Palestra ha un valore molto alto come logico che sia. Io posso dire con rispetto che Palestra piace a tante squadre.”
La crisi del calcio italiano e le richieste alla politica
Marotta ha analizzato la situazione del movimento:
“Il problema che si è evidenziato quest’anno senza i Mondiali è una mancanza di carattere sportivo e non di carattere economico-finanziario. Che nasce innanzitutto da un format dei Mondiali diverso rispetto ai quadrienni precedenti. La nostra crisi sportiva parte da lontano, dopo il 2006, anche se in contrapposizione ci sono risultati di alto livello delle giovanili. Abbiamo anche ottimi allenatori e ottimi dirigenti. Manchiamo sul fronte dei giocatori.”
E sulla politica:
“Non abbiamo mai voluto chiedere soldi, abbiamo bisogno del legislatore, con leggi che facilitino la gestione del sistema. Avevamo il Decreto Crescita che riguarda tutti coloro che svolgevano un’attività lavorativa e ci siamo ritrovati senza questa agevolazione. Dalla politica vogliamo che ci faciliti a gestire dei club che sono vere e proprie aziende e che ci diano le strutture per essere competitivi con il resto dell’Europa, che è più avvantaggiato.”
Beppe Marotta ha tracciato la rotta: l’Inter guarda avanti, tra ambizioni europee, rinnovi annunciati e la necessità di infrastrutture moderne. E la politica, dal canto suo, è chiamata a rispondere. Perché il calcio italiano, per tornare competitivo, ha bisogno di leggi, non di elemosine.
Fonte: Europacalcio.it