Permesso di lavoro: il vero ostacolo del mercato inglese

Il Mondiale non basta: il mercato inglese passa dal permesso di lavoro

Il Mondiale 2026 ha acceso i riflettori su nuovi protagonisti, trasformando in poche settimane giovani promesse in obiettivi di mercato. Eppure, per molti di loro, il sogno di approdare in Premier League o nella Scottish Premiership rischia di infrangersi contro un ostacolo che va oltre il valore tecnico: il permesso di lavoro.

Dopo la Brexit, infatti, il trasferimento di un calciatore straniero verso i club del Regno Unito è regolato da criteri molto più severi. Prima ancora di firmare un contratto, è necessario ottenere l’approvazione della Football Association o della federazione scozzese, passaggio indispensabile per il rilascio del visto sportivo.

Il sistema a punti decide il futuro dei calciatori

Il cuore del regolamento è rappresentato dal sistema di valutazione basato sui punti. Per ottenere il permesso di lavoro in Inghilterra, un giocatore deve raggiungere almeno 15 punti, calcolati attraverso parametri oggettivi.

Tra gli elementi presi in considerazione figurano il numero di presenze con la nazionale, la posizione della selezione nel ranking FIFA, il livello del campionato di appartenenza, il minutaggio accumulato e gli eventuali risultati ottenuti dal club nelle competizioni internazionali.

Questo significa che due calciatori di pari valore possono avere possibilità completamente diverse di trasferirsi in Premier League semplicemente in base alla nazionale che rappresentano o al campionato in cui militano.

Le eccezioni tra Inghilterra e Scozia

Il regolamento inglese prevede comunque alcune deroghe. Un’apposita commissione può esaminare i casi dei calciatori vicini alla soglia minima quando esistono circostanze particolari che ne giustificano la candidatura.

In Scozia, invece, il sistema è più flessibile. Non esiste una soglia minima obbligatoria di punti, consentendo ai club della Scottish Premiership di presentare richieste anche per profili che difficilmente otterrebbero il via libera in Inghilterra.

L’Elite Significant Contribution e il caso Vozinha

Tra gli strumenti più particolari figura il programma Elite Significant Contribution (ESC), utilizzato esclusivamente in Inghilterra per favorire l’arrivo di giovani talenti che non raggiungono il punteggio richiesto. Dall’estate 2026, però, il criterio è stato ristretto ai calciatori nati dopo il 1° gennaio 2003, limitandone sensibilmente l’applicazione.

Emblematico il caso del portiere capoverdiano Vozinha. Le sue prestazioni al Mondiale 2026 hanno attirato l’interesse di diversi osservatori, ma le presenze con Capo Verde e l’esperienza nella seconda divisione portoghese non gli garantiscono il punteggio necessario per ottenere il permesso di lavoro in Premier League.

La situazione cambia in Scozia, dove il quadro normativo più elastico potrebbe favorire un’eventuale operazione.

Il talento da solo non è più sufficiente

Il Mondiale continua a rappresentare la più grande vetrina del calcio internazionale, ma nel mercato moderno non sempre una grande competizione è sufficiente per cambiare il destino di un calciatore. Oggi, oltre alle qualità tecniche, contano regolamenti, criteri amministrativi e sistemi di valutazione sempre più rigidi.

Per molti talenti emergenti, il percorso verso la Premier League non dipende esclusivamente da gol, assist o parate decisive, ma anche dalla capacità di soddisfare requisiti burocratici che possono rivelarsi decisivi quanto il rendimento sul campo.

Fonte: Europacalcio.it

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