Como, Fàbregas al FDS di Trento: “Inizio inaspettato, poi il progetto e le scelte. Da Cunha, Douvikas…”

Ultimo giorno del Festival dello Sport di Trento 2026 e tra gli ospiti, Cesc Fàbregas è intervenuto per parlare di Como e non solo. Le dichiarazioni principali dell’allenatore spagnolo:

“Il progetto era iniziato in maniera inaspettata, strana dopo il Monaco. Quando mi hanno chiamato a Como, mi hanno fatto sentire che era un qualcosa diversa, con cuore, con gente sana e di calcio. Non so perché, a volte prendi decisioni più di pancia che con la testa e questa è stata una di queste, è la verità. Ho iniziato a studiare, quello che rappresenta la città ed è stata poi una trasformazione a trecentosessanta“.

GIOCARE BENE – “Si può giocare in tanti modi, importante è farlo con grandissima convinzione. Il presidente aveva pensato che per portare più turismo e gente allo stadio, bisognava fare un calcio più attraente ed è stato l’inizio, poi io ho messo idee, visione, giocatori, identità, fatto un cocktail e adesso è quello che abbiamo. Se perdo, voglio che gli altri siano più bravi e per questo prepariamo sempre con il nostro stile, la nostra idea altrimenti sei doppiamente sconfitto“.

UNA STAGIONE STORICA E INEDITA – “Abbiamo davanti una stagione che molti non hanno mai vissuto giocando ogni tre giorni e con tanti giocatori in Nazionale“.

DA CUNHA – “Il merito è suo, crescita, mentalità e fame incredibili. Volevo giocatori giovani e con fame, Preferisco uno con meno talento ma con una fame incredibile di fare carriera”.

LA CRESCITA – “Stiamo facendo passi molto velocemente. Sto imparando tantissimo, provo a fare uno staff, sono bravissimi e sono chiave per la mia crescita e per quello dei ragazzi. Wenger non faceva tanta tattica ma era bravissimo a portare giocatori simili e ti dava tanta libertà e sono stato fortunato ad essere coinvolto con certi allenatori, mi hanno fatto riflettere su dei dettagli che non pensavo“.

LA DECISIONE DI FARE L’ALLENATORE – “Nel periodo del Covid, le gambe non andavano come prima e allora ho iniziato a studiare“.

LA STABILITA’ DI UN ALLENATORE – “Tantissimi ragazzi hanno creduto in me, sono molto esigente e mi sento in debito con loro. Do grande valore a dove sono, per un allenatore il tempo è la cosa più importante. Vediamo Arteta, dopo tanti anni, là perché hanno avuto la forza e la pazienza. Quando andrò via, ci dev’essere qualcuno per portare avanti questi valori, questa mentalità“.

L’IMPIEGO DI GIOCATORI ITALIANI – “Prima di tutto, abbiamo vinto la Serie B con il 95 percento di giocatori italiani. Stiamo cercando una cultura, una idea, un modello, abbiamo creato una nostra accademia e serve tempo per formare alla tua maniera, sperando in futuro possano arrivare alla prima squadra. Liberali lo abbiamo preso non perché italiano e non per l’età“.

L’AMICIZIA CON PISACANE – “Abbiamo fatto il corso a Coverciano, poi giocavamo contro, 0-0 al Sinigaglia e la vittoria è stata fare una conferenza insieme“.

CONFRONTI CON EX ALLENATORI O GIOCATORI – “Parlo tanto con Arsène Wenger, Thienry Henry, mi aiutano molto“.

DOUVIKAS – “Storia interessante, la squadra giocava come avevo in testa ma mancava un po’ di fisicità, abbiamo pensato in un giocatore con più potenza e timing“.

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Fonte: Europacalcio.it

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