Incontro arbitri-allenatori, nuova linea promossa ma il VAR non può sparire
Con la prima sosta per le Nazionali arriva anche il momento dei bilanci per la classe arbitrale. A Lissone si è tenuto il primo confronto stagionale tra arbitri e allenatori, con un sentiment generalmente positivo verso la nuova linea dettata da Orsato: soglia del fallo più alta, meno fischi e maggiore continuità di gioco. I numeri sembrano premiarla ma resta un punto delicato: il VAR non può diventare un semplice spettatore. Il caso Kalulu-Rowe e altri errori ammessi nei primi cinque turni di Serie A lo dimostrano chiaramente.
Meno interruzioni e più ritmo: la nuova linea piace, anche i numeri la sostengono
Il primo tagliando stagionale restituisce un quadro complessivamente favorevole alla direzione intrapresa. La linea è inequivocabile e va a favorire il gioco, evitando di fischiare i contatti minimi, soprattutto nelle aree di rigore. Una filosofia che l’ex fischietto di Schio ha promesso di conservare fino a maggio per garantire uniformità. Anche gli allenatori presenti hanno mostrato apertura: Palladino ha parlato di un calcio “molto più chiaro e molto più bello”, mentre Spalletti ha sottolineato l’importanza di questi incontri per allinearsi ai nuovi parametri di valutazione.
I dati vanno nella stessa direzione. Dopo cinque giornate, i falli fischiati sono scesi a 22.66 di media a partita, contro i 25.24 dell’ultimo campionato. Sono diminuiti nettamente anche rigori, espulsioni e ammonizioni, mentre la media del tempo effettivo è aumentata di 5 minuti e 30 secondi rispetto alla scorsa stagione.
Anche il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha promosso il nuovo corso, sottolineando come l’aumento del tempo giocato e l’assenza di 0-0 facciano bene allo spettacolo. Il sentiment, quindi, è positivo: meno frammentazione, più ritmo e responsabilità lasciata ai giocatori. Il vero banco di prova sarà mantenere questa coerenza quando cresceranno pressione e contestazioni.
Il VAR resta indispensabile: Kalulu-Rowe e gli errori che Orsato non vuole più vedere
Il rischio, però, è passare da un eccesso all’altro. La volontà di ridurre le interruzioni non può tradursi in una rinuncia all’ausilio del VAR quando l’errore è chiaro ed evidente. Orsato ha ribadito che la tecnologia non è “spenta” e deve intervenire proprio in questi casi, senza trasformarsi però in uno strumento per rivalutare episodi borderline già giudicati in campo. Il problema nasce quando l’errore è manifesto e la sala VAR di Lissone resta ugualmente ferma.
Il caso più fresco è la trattenuta prolungata di Kalulu su Rowe in Juventus-Atalanta, episodio che avrebbe dovuto portare al rigore. Proprio il designatore della CAN si sarebbe mostrato particolarmente contrariato, anche perché appena pochi giorni prima era stato analizzato un caso simile, quello di Caracciolo su Pellegrino in Fiorentina-Pisa.
Tra gli altri errori riconosciuti figurano il mancato rigore su Monterisi e la mancata espulsione di Jimenez in Fiorentina-Frosinone, il fallo di mano di Vlasic non sanzionato in Torino-Milan e il rosso risparmiato a Caqueret contro Britschgi. Il messaggio, dunque, è duplice: la nuova linea non cambia, tuttavia precisione e uniformità devono crescere. Più gioco sì, meno fischi anche, purché il principio non diventi una scusa per ignorare gli episodi che la tecnologia dovrebbe correggere.
Ti potrebbe interessare
Fonte: Europacalcio.it